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SPY FINANZA/ Banche, i numeri che rendono gli stress test una "farsa"

Pubblicazione:martedì 28 ottobre 2014

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C’è voluta l’ennesima velina delle 4 di pomeriggio, gentilmente offerta ancora dalla Reuters, per placare un po’ i mercati, mandati in altalena ieri dai risultati degli stress test bancari della Bce, i quali hanno visto due istituti italiani bocciati e altri due diciamo rimandati con qualche credito formativo, situazione che ha innescato ribassi generalizzati e costretto la Consob a vietare le vendite allo scoperto sul titolo Monte dei Paschi (come se non si potesse shortare un titolo operando sulle opzioni). È bastato però che l’ennesima fonte accreditata ma anonima dicesse all’agenzia di stampa che il Qe è un’opzione sul tavolo cui la Bce sta pensando attentamente per far passare Milano da quasi - 3% a -1,20% a un’ora dalla fine delle contrattazioni: questa volta l’annuncio rispecchia la realtà?

Non lo so e poco mi interessa a questo punto, so che la situazione bancaria europea è ben più grave di quella dipinta dagli stress test, per una ragione semplice: quegli esercizi sono stati fatti con criteri che hanno credibilità zero. Lo dimostra il primo grafico a fondo pagina, il quale ci offre i livelli di inflazione per quest’anno e per i prossimi nello scenario più avverso elaborato dalla Bce: sono tutti dati positivi fino al 2016, quindi negano la realtà, ovvero la deflazione già presente nel Continente. E non è una mia elucubrazione: rispondendo alle domande della stampa, il membro della Bce, Constancio, ha dichiarato che «lo scenario della deflazione non è presente perché non abbiamo considerato il fatto che la deflazione possa accadere». Ecco a voi, invece, nel secondo grafico, la situazione del livello inflazionistico in Europa nel mese di settembre: otto nazioni europee sono già in deflazione conclamata oggi!

Ma sapete perché la Bce non ha voluto contemplare lo scenario deflazionistico nei suoi stress test? Basta andare a pagina 75 del report della Banca centrale (in totale 175 noiosissime pagine che hanno allietato la mia domenica) per scoprire che grazie a definizioni interne differenti date dalle banche nei loro bilanci il quadro generale dell’esposizione è molto “truccato”, un maquillage che è stato in grado di nascondere al mercato qualcosa come altri 136 miliardi di euro di Npe, “non-performing exposure”, ovvero debito attraverso prestiti che non verrà mai ripagato agli stessi istituti. Insomma, gli stress test hanno evidenziato un buco di bilancio ulteriore e si è fatto finta di niente: peccato che aggiungendo questa bella sommetta, fresca fresca, il totale di quei prestiti inesigibili raggiunga quota totale per le banche europee di 879 miliardi di euro, pari però a 1,114 triliardi del tasso di cambio attuale, nientemeno che il 9% del Pil dell’eurozona.

 

 


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