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LEGGE DI STABILITA'/ I numeri "sballati" di Ue e Padoan

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

La risposta di Padoan è ineccepibile sul piano formale. Sul piano dei contenuti rivela però una modalità di procedere a politiche fiscali europee e in particolare italiane che si fondano su basi molto fragili.

 

In che senso?

La risposta di Padoan purtroppo è certamente condivisibile, anche se sottovaluta la natura stessa del processo cui siamo andati incontro in questi anni. Il prodotto potenziale, che lei si deve immaginare in modo semplificato, è una sorta di linea di interpolazione del passato verso il futuro. Bruxelles, e purtroppo anche Roma, non tengono conto della riduzione strutturale del prodotto potenziale. Dal momento che la diminuzione della domanda interna è durata così a lungo, le imprese che avevano una capacità produttiva pari a 100 ma lavoravano al 60%, e quindi avevano un output gap del 40%, a questo punto potrebbero avere deciso di diminuire la capacità produttiva all’80%. L’output gap è diventato solo del 20%, ma questo non vuol dire che stiamo meglio di prima, anzi stiamo decisamente peggio.

 

Che cosa ne pensa delle differenze di toni tra la risposta di Padoan e quella del ministro delle Finanze francese Michel Sapin?

La posizione francese è condivisibile. Non vedo questa grande differenza di sostanza economica tra la posizione francese e quella italiana. L’atteggiamento francese nei confronti della Germania è più “morbido”, nonostante alla fine Parigi faccia quello che ha in mente. La politica scelta dall’Italia è invece quella di essere molto più diretta. Per certi aspetti la politica italiana tende a mettere la Commissione di Bruxelles di fronte alle sue responsabilità, mentre la Francia può permettersi di ricorrere a una maggiore diplomazia.

 

(Pietro Vernizzi)

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