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MANOVRA/ Aumento dell'Iva, il "regalo" di Renzi e Padoan alla Germania

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Se il Pil si contrae dello 0,7%, si perdono più di 10 miliardi di Pil sui quali si perdono 5 miliardi di gettito, e quindi i 12 miliardi di euro di gettito si riducono a 7. Ormai le aliquote hanno un’elasticità che nell’ipotesi migliore è unitaria. Se si aumentano le aliquote del 10%, l’imponibile cala in eguale misura e il gettito non aumenta. Siamo arrivati a un punto in cui qualsiasi aumento millimetrico delle aliquote fa calare l’imponibile, con l’unica eccezione delle imposte patrimoniali che hanno un imponibile non verificabile. È quindi del tutto inutile alzare le tasse.

 

La Francia ha annunciato che non rispetterà il 3% né nel 2014, né nel 2015, né nel 2016. Anche l’Italia dovrebbe fare altrettanto?

Se avessimo il debito pubblico della Francia, risponderei di sì. Avendo un debito pubblico molto più ampio, non ce lo possiamo permettere e quindi non possiamo assolutamente sforare il 3%. Il rischio per l’Italia sarebbe un ritorno al panico finanziario del 2011, determinato da una percezione dell’Italia come Paese poco credibile. Dobbiamo quindi prendere atto del fatto che tutti gli interventi compiuti nel 2011 e nel 2012 sulla scia della spinta rigorista è stato fuori luogo e non ha prodotto nessun miglioramento rilevante.

 

Qual è l’errore di fondo dell’impostazione rigorista?

L’errore consiste nel tentativo di mettere a posto il bilancio pubblico indipendentemente dall’economia, cioè di pensare che il gettito fiscale sia uno scenario indipendente rispetto allo scenario economico. Il gettito fiscale è uno “stato secondario” che non si può perseguire direttamente. Ciò che si può fare è perseguire una corretta gestione della macchina pubblica o un corretto percorso economico, e allora come risultato secondario indiretto si hanno anche i conti pubblici fiscali in ordine. Se al contrario lo si persegue direttamente si fallisce il proprio obiettivo.

 

(Pietro Vernizzi)

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