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AST TERNI/ Le mani straniere dietro ai licenziamenti di Thyssen

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Matteo Renzi “dovrebbe abbassare i manganelli dell’ordine pubblico”, anziché chiedere “a tutti di abbassare i toni”. Lo ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso, a proposito degli scontri avvenuti a Roma tra la polizia e i sostenitori della Fiom, che manifestavano contro i 537 licenziamenti alle acciaierie di Terni annunciati dal gruppo Thyssen. Ne abbiamo parlato con Renato Covino, professore di Storia economica all’Università di Perugia e autore di diversi studi e pubblicazioni sull’attività siderurgica di Terni.

 

Come siamo arrivati all’attuale crisi delle acciaierie di Terni?

Thyssen è a Terni dal 1993. Prima di allora la produzione si articolava su due settori, il lamierino magnetico e l’acciaio inossidabile. Venti anni fa Thyssen scelse di concentrarsi soltanto sulla seconda produzione. La multinazionale aveva altre tre aziende a valle, che erano sostanzialmente una forgia, un tubificio e una fabbrica di titanio. Tre anni fa però la Thyssenkrupp ha deciso di non stare più nel settore dell’acciaio inossidabile, e ha quindi venduto a un’azienda specializzata in questo settore, la finlandese Outokumpu.

 

Perché allora la Terni oggi non è in mano a Outokumpu?

L’azienda finlandese è stata sottoposta a un controllo europeo e Bruxelles ha stabilito che questa azienda si configurava come una monopolista del settore. L’Antitrust europea ha ordinato a Outokumpu di vendere alcuni asset. Negli ultimi due anni Outokumpu è entrata a sua volta in crisi, soprattutto a partire dal 2012, anno in cui è stato registrato un crollo generale della produzione di acciaio. E non ha quindi potuto pagare a Thyssen ciò che aveva promesso.

 

Che cosa ha fatto allora la Thyssen?

I tedeschi si sono ripresi le acciaierie oggetto della vendita, ma hanno annunciato che se ne sarebbero liberati entro tre anni. Questo è ciò che è avvenuto prima che Thyssen licenziasse i 537 operai. Siccome nel 2012 e 2013 l’azienda aveva accumulato debiti, i vertici hanno deciso di risanare la situazione. Si è deciso di farlo sgravando di 100 milioni di oneri ogni anno i costi dell’azienda, cioè riducendo il ciclo della laminazione a caldo da due forni a uno solo e mantenendo la laminazione a freddo.

 

Perché?



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COMMENTI
31/10/2014 - commento (francesco taddei)

corretta valutazione. che fa capire come l'italia sia considerata terra di conquista. e monti, prodi, letta i vassalli dei predatori eurostranieri. occorre tutelare l'interesse nazionale. occorre unirsi e diventare nazione. anche se napolitano ci ripete il mantra dell'esterofilia un giorno sì e l'altro pure. occorre mandare in pensione quelli che la pensano come lui ed unirsi una volta per tutte.