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FINANZA/ Subprime, la ricetta per far ripartire l'Italia (e le famiglie)

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Il problema, pensateci bene, è reso ancora più grave dai messaggi che arrivano da tecnici e politici vari. Prima hanno dato 80 euro al mese a caso, sulla base di redditi individuali né bassi né alti, senza una ragione, un senso e nemmeno un obiettivo. Ora, non contenti, stanno pensando di metterci in tasca la liquidazione a rate mensili. Ma a che pro? Perché la consumiamo tutta prima? Urca! Complimenti! Pensa che messaggio: non avrai un futuro, non avrai una pensione, nemmeno una liquidazione, quindi spenditi tutto il Tfr oggi, possibilmente non in slot machine o puntate sul campionato. Carpe diem, insomma, che tanto siamo già tutti morti.

Ecco perché non si spiegano tutti questi sforzi per sostenere una domanda di credito che non c’è e non ci sarà ancora per lungo tempo. A meno che non si abbia il coraggio di fare il passo completo, assumendosi le responsabilità fino in fondo: le banche devono prestare soldi, un sacco di soldi, a tutti quelli che lo chiedono, senza aspettarsi però che quel denaro possa tornare indietro. Come? Ovvio, con la formula dei subprime: il rischio di credito viene trasferito all’esterno della banca, spacchettato e infilato in belle e gustose salsicce finanziarie ad alto rendimento da distribuire sui mercati e nei bilanci delle grandi istituzioni finanziarie globali.

Ha già funzionato. E sappiamo qual è il rischio che si corre, dunque sappiamo anche come controllare la possibile degenerazione: evitare di attribuire rating alti ai titoli potenzialmente tossici, stare attenti agli eccessi speculativi del mercato immobiliare… e via dicendo. Prestare i soldi a gente che non li può ridare, cioè i nuovi poveri di oggi - tutti, in fondo, le tante vittime dell’incertezza strutturale e dell’europaura - perché si comprino la casa, l’auto, la lavatrice, si paghino le vacanze, le spese per l’educazione dei figli o quello che vogliono.

E se la bolla dovesse poi scoppiare? Nessuna paura: la Bce, a quel punto, con i soldi che avrà risparmiato smettendo di distribuire euro a caso, magari con l’aiuto di Bruxelles, avrà sicuramente le possibilità salvare tutti: banche, finanziarie, imprese e famiglie. In ogni caso, si vedrà. Meglio questo carpe diem dell’altro.

Non vi piace la ricetta? Ok, nessun problema. Allora finiamo di prenderci in giro, non c’è altra strada: fate almeno due figli a testa, poi uscite di casa e cercate un lavoro per mantenere la famiglia, accettando una paga inferiore a quella degli altri e preparandovi a lavorare almeno 12 ore al giorno. Oppure comprate un Apecar, sedetevi alla guida, e fatevi venire un’idea migliore. In bocca al lupo. A tutti noi.

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COMMENTI
04/10/2014 - La soluzione possibile (Renato Mazzieri)

Bisogna ridistribuire ricchezza dal 10% che ha di più al 60/70% che ha di meno. Ma poiché il 10% non vuole, l'unico modo per farlo è un sistema di credito alternativo a quello bancario per dare denaro sulla fiducia senza interessi a chi ne ha bisogno per vivere e per lavorare. Si può fare solo con EkaBank.