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MANOVRA/ L'Italia prepara la "rivolta" contro l'Ue?

Pubblicazione:sabato 4 ottobre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Pier Carlo Padoan, nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, ha smontato il diktat dell’Unione europea sulla politica fiscale italiana, ma anche un bel po’ di illusioni sulle riforme strutturali. Lo ha fatto senza aggettivi, senza commenti, senza enfasi, ricorrendo, da economista cauto e rigoroso, alla gelida realtà dei conti, ma ciò non toglie che abbia sfidato il senso comune. Consumata con coraggio la pars destruens, però, appare meno chiara la pars construens, cioè come farà il Governo a stimolare l’economia.

Bastano tre paginette (pagg. 32,33,34) e due tabelle (pag.18) per dimostrare quanto sia economicamente sbagliata la ricetta europea. Vediamo che cosa scrive la Nota.

1) “Nel 2015 per convergere all’Obiettivo di medio periodo, rappresentato dal pareggio di bilancio in termini strutturali, risulterebbe necessaria una manovra pari a 0,9 punti di Pil. Secondo le elaborazioni del Ministero dell’economia e finanze (Mef), operando tagli di spesa pubblica per tale ammontare si genererebbe una minor crescita di 0,3 punti percentuali per l’anno prossimo e di 0,1 nel 2016, rispetto allo scenario tendenziale”. In altre parole, il Pil salirebbe di appena 0,2 invece dello 0,5 previsto.

2) Peggio ancora se si volesse realizzare la manovra richiesta per rispettare anche la regola del debito: l’ammontare dei tagli di spesa sarebbe pari a 2,2 punti di Pil e l’impatto sulla crescita sarebbe negativo per 0,8 punti percentuali. Insomma, saremmo in recessione (-0,3%) per il quarto anno consecutivo. Nel medio periodo “gli effetti negativi si propagherebbero arrivando a una perdita cumulata degli investimenti per 3,9 punti e dei consumi per 0,8 punti percentuali”. Sarebbe folle comprimere ancora il potenziale di crescita dell’Italia per rispettare i tempi e i ritmi artificiali del Fiscal compact. A meno che non sia un preciso obiettivo, ma anche in questo caso si tratterebbe di un mero impulso autodistruttivo perché anche la Francia si trova nelle stesse condizioni.

3) Non solo. Le stime europee (alle quali l’Italia si è adeguata) utilizzano un parametro palesemente datato e irrealistico, cioè un moltiplicatore fiscale (l’indice che misura l’intensità con la quale il Pil reagisce a politiche restrittive o espansive) pari a 0,5. Ormai sia l’Ocse (sotto la guida di Padoan), sia il Fondo monetario internazionale hanno aggiornato il moltiplicatore portandolo tra 1 e 1,5. Ciò vuol dire che tagliando un punto dal bilancio pubblico il reddito nazionale si riduce di oltre l’1%. Ed è proprio questo ad aver aggravato l’effetto dell’austerità allungando la recessione. Tutto da rifare.

4) Ma le riforme strutturali? Non possono compensare l’impatto negativo? Ci viene in aiuto la tabella di pagina 18. Mettendo insieme le riforme già approvate e quelle in corso di approvazione, l’aumento del prodotto lordo sarebbe dello 0,4% l’anno prossimo, in concreto si tratta di un decimale di punto per il lavoro, altrettanto per la competitività, la giustizia e la pubblica amministrazione. Per avere un impatto significativo, superiore cioè all’1%, bisogna attendere il 2020 (sic!).


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COMMENTI
05/10/2014 - con quale velocità corre l'europa? (antonio petrina)

Come dar torto al DEF 2014 se con i risultati ed i dati in possesso l'economia non gira come dovrebbe e noi sappiano molto poco di come farla girare ,nonostante tutti i modelli econometrici che l'UE applica per conoscere il sistema economico? Di metodo si tratta di applicare come a p 28 nota 5 )del DEF ,quello sperimentato dal noto economista premio nobel prof Modigliani, per misurare investimenti fissi lordi della pa secondo il SEC 2010 e gli effetti dell'agenda delle riforme strutturali nel 2017.