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SPY FINANZA/ Usa-Ue-Cina: il "mix" che può scatenare un altro crac

Pubblicazione:sabato 4 ottobre 2014

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Insomma, un successo che potrebbe sancire davvero la svolta nella politica della Federal Reserve, la quale però ha sempre dalla sua parte un’arma di riserva: se infatti il tasso di disoccupazione è calato, lo stesso andamento lo ha seguito anche il tasso di partecipazione alla forza lavoro, scesa a settembre al 62,7%, il peggior dato dal febbraio 1978 e con un risultato finale che vede altre 315mila persone tagliate fuori al computo della forza lavoro, un minimo record che porta il totale a 92,6 milioni. Insomma, non c’è un dato unico che forzi la Fed a decidere se il “taper” si disattiverà davvero a ottobre, con acquisti zero già da novembre o se i rischi di un crash sono troppo alti drenando tutta quella liquidità dal sistema, supportata sì dal diluvio di soldi della Bank of Japan ma non dalla Bce, banca centrale di un’area a rischio deflazione molto spinto e che l’altro ieri ha di fatto deluso i mercati con la sua ennesima prova di inazione.

Già, perché le banche centrali - Fed in testa - sono state bravissime a mascherare l’accelerazione del collasso economico a livello globale, ma come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, l’effetto benigno dell’inflazione che doveva sostenere la ripresa è, nelle previsioni, ai livelli del fallimento di Lehman Brothers, non esattamente una conferma di stabilità economica e crescita. Ma non solo, citando non me stesso ma JP Morgan in un recente report, «l’attuale situazione di eccesso di liquidità, cominciata nel maggio del 2012, è stata la più estrema di sempre in termini della sua magnitudo ed eventuali azioni della Bce hanno il potenziale di renderla ancora più estrema», come ci mostra il secondo grafico, che, mettendo la situazione attuale in prospettiva, dimostra come il mondo abbia raggiunto un plateau di dipendenza permanente da iniezioni di liquidità, l’unico vero driver di economia e mercati.

Prendiamo ora l’ultimo grafico: con il timore diffuso che la Fed possa davvero ritirare il su programma di stimolo, innescando una contrazione al trend della liquidità, questa previsione elaborata da Barclays ci indica che almeno fino al 2016 «non cambierà assolutamente nulla nell’inclinazione dell’eccesso di liquidità fungibile e globalmente interconnesso, visto che la crescita dei bilanci delle banche centrali resterà ampiamente invariata per i prossimi 12-15 mesi».

 

(1- segue)

 



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