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FINANZA/ 1. Il peccato originale dell'euro che non "assolve" l'Italia

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Ciò detto a ricostituente della memoria, tuttavia, non riconoscere nell’euro una matrice di peccato originale vuol dire essere proprio ciechi. Vuol dire non vedere Marine Le pen in testa ai sondaggi per le presidenziali francesi, il fiume in piena dei movimenti eurodisgregatori in Italia, Danimarca, Inghilterra, Ungheria. Non vedere in Germania la borghesia che votava il partito liberale (Freie Demokratische Partei) correre in massa sotto le bandiere del partito per l’Alternativa (Alternative für Deutschland), dove l’alternativa è la Germania all’Europa. Essere ciechi di fronte al fatto che per la prima volta nella sua storia l’Europa è vista dai suoi cittadini non come dispensatrice di benessere e ricchezza ma di povertà.

E poi essere oltre che ciechi sordi. Sordi al coro della comunità scientifica economica e in generale dei più prestigiosi think thank mondiali che a tempo debito ci avevano messo in guardia dai rischi dell’invertire l’ordine dei fattori temporali tra moneta e Stato. E oggi ci invitano a fare i necessari passi per mettere in sicurezza la moneta unica prima che venga spazzata via dalla storia, al pari di un qualunque serpente monetario, in difetto di un ancoraggio a istituzioni federali. Per chi non amasse Krugman, si leggano le lucide posizioni degli altri Nobel per l’economia, da Stiglitz ad Amartya Sen, da Pissarides a Mirless, fino al padre del neo-liberismo Friedman. Posizioni ben sintetizzate da un recente editoriale di Wolfgang Münchau sul Financial Times (“The divisions behind Europe’s declining influence”) nel quale si legge che la fortuna è il solo fattore che oggi tiene in piedi l’eurozona.

Fortuna che ha avuto le fattezze fisiognomiche di Mario Draghi che nel 2012, periodo in cui le scommesse sulla rottura del sistema erano dominanti, si è inventato un ruolo di prestatore di ultima istanza per la banca centrale di cui non vi era traccia nei trattati. Fortuna che accompagna la congiuntura di questa fase ma che, per definizione, non può durare in eterno. “Perché una politica basata sulla fortuna fallirà nel lungo periodo.” E alla fine, tale politica “in quanto insostenibile, verrà sostituita da qualcos’altro”.

E qual è la risposta politica che è emersa a questi scenari drammatici e al loro portato attuale di un’Europa complessivamente più povera, piagata da una devastante disoccupazione giovanile, in declino rispetto al resto del mondo? Incredibile ma vero. I contractual agreements tra paesi e Commissione Ue. Lo scambio, cioè, di un impegno per implementare le riforme strutturali dei governi verso una mancia di flessibilità sui bilanci o altri incentivi economici. Se il momento non lo sconsigliasse, si potrebbe anche riderci sopra a tale sproporzione tra mezzi e fine, tra situazione attuale e strumenti quantomeno progettati per porvi rimedio. Non c’è dubbio. L’unico progetto forte alternativo allo status quo in campo è quello degli Euro Unni, quello di chi vuole buttare a mare l’euro e con esso quel poco di Europa che si è costruito in 50 anni. ?a va sans dire, politicamente questo messaggio stravince per manifesta inferiorità dell’alternativa; per assenza della squadra avversaria. Ma la terapia è peggiore del male. A prescindere da tutto, dalla sua concreta somministrabilità, rianima cadaveri. Gli stati nazione continentali, feriti a morte dalla globalizzazione (i referendum per la secessione in giro per l’Europa ne sono solo una epifania). Inadatti a proteggere i livelli di benessere dei propri cittadini, incapaci di contenere il nuovo leviatano della finanza mondiale.