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SPY FINANZA/ Quei 500 miliardi "in pericolo" grazie alla Bce

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A oggi Standard&Poor’s mantiene rating AAA per tutti i fondi d’investimento monetari europei, ma i timori di un downgrade, seppure in prospettiva, sono parecchi da parte degli esperti di questa industria, poiché vista la loro natura di “depositi” ultra-sicuri di denaro corporate non è chiaro per quanto potrebbero continuare a operare con un rating minore. Tanto più che alcuni fondi hanno già inviato sinistri segnali rispetto alla loro probabile incapacità di ripagare in pieno il denaro degli investitori e il gigante BlackRock ha attivato un Reserve Distribution Mechanism, mettendolo in condizioni di ripagare agli investitori minori quote di quante ne avessero acquistate attraverso l’Ics Euro government liquidity fund, citando a sua discolpa «condizioni di trading che pongono nuove sfide» dopo il taglio dei tassi della Bce.

Ovviamente, la compagnia si è affrettata a chiarire che questo non implica che il fondo vada a prezzare un return negativo e tantomeno che questo configuri una sorta di momento del “breaking the buck” - termine utilizzato nell’industria quando un fondo finisce sotto la parità di 100 -, visto che questo non accadrà fin quando il valore di ogni quota resterà costante. Stiamo però parlando di BlackRock, ovvero il più grande assets manager del mondo con investimenti per 4,6 triliardi di dollari e già altre aziende del settore stanno operando simili scelte per quanto riguardo il loro comparto di investimento monetario. Un insider ha però confermato al Daily Telegraph che «gli investitori hanno ricevuto fumo negli occhi, non sembra che abbiano ancora capito che il loro capitale è stato eroso e che molto facilmente incorreranno in perdite se vorranno estinguere le loro quote. Chiaramente siamo in pieno “breaking the buck”».

E vi assicuro che è un avvenimento davvero raro il fatto che un money market fund finisca sotto la parità, l’ultima volta che accadde - in grande stile - fu nel 2008 quando il Reserve primary fund ammise di essere incorso nel “breaking the buck” a causa della sua esposizione su Lehman Brothers: il colpo a livello di fiducia degli investitori fu decisamente forte. In Europa, però , il quadro è interamente differente, almeno stando al giudizio di Susan Handle dell’Institutional money market funds association (Immfa), a detta della quale per quanto riguarda il Vecchio Continente «il motivo del contendere è il rendimento, non il credito», ma resta il fatto che il problema c’è e anche abbastanza serio in prospettiva: soprattutto, ci mostra come tassi di interesse negativi siano una vera e propria arma a doppio taglio.

Non è infatti né chiaro, né automatico come i fondi possano senza incorrere in troppi rischi arrotondare un return positivo se i tassi negativi imposti dalla Bce si diffonderanno attraverso il sistema finanziario, visto che a oggi il tasso Eonia overnight è già al -0,017% e persino l’Euribor a tre mesi prezza un modestissimo 0,08%. Il fondi d’investimento monetari piazzano infatti il loro contante in un paniere misto di strumenti di debito a breve termine, con alcuni basati su tassi overnight: la scadenza media è tra i 45 e i 60 giorni e non hanno la possibilità di operare oltre i 397 giorni. Ma è la natura stessa del loro operato che mette in agitazione, visto che statutariamente l’industria nasce per offrire alle aziende un posto ultra-sicuro per parcheggiare denaro contante, il tutto sulla base di liquidità sufficiente per essere prelevata all’istante in caso di bisogno: i fondi diffondono quel denaro attraverso uno spettro molto ampio di assets e nei fatti sono più sicuri dei conti corrente bancari, anche perché l’assunzione di rischi maggiori nel trading è cosa poco gradita che va a intaccare l’ontologica purezza finanziaria del settore (sempre più sulla carta che nella realtà, a dire il vero).



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