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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Sapelli: i piani della Germania che fanno crollare l'Europa

Il futuro dell’Europa è quanto mai incerto, specie dopo il tentativo francese di ribellarsi alla linea di austerità dettata dalla Germania. Il commento di GIULIO SAPELLI

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La nomina di Juncker alla testa della Commissione europea sta producendo degli effetti contro-intuitivi devastanti. In primo luogo, naturalmente, si tratta di una crisi contingente, ossia di contesto. La crisi da deflazione si approfondisce sempre più e inizia a essere chiaro, soprattutto sulla stampa internazionale anglosassone, che occorre cambiare linea economica. La grande Francia si sta risvegliando dal suo immenso sonno in cui era caduta di fatto dopo l’eliminazione politica - anche lì per via giudiziaria - di Chirac e del gollismo di combattimento che ispirava i suoi fedeli. Sarkozy era una macchietta che muoveva il can per l’aia - e si potrebbe giocar bene di parole - ma non spostava di un etto lo squilibrio dell’asse franco-tedesco tutto ormai orientato verso la massaia sveva, ossia la Cancelliera Merkel.

Certo, la crisi economica è devastante e da qui il guizzo di orgoglio nazionale con la sfida del guanto sul superamento necessario del 3% che l’Italia renziana si affrettava a rilanciare, ricevendo anch’essa uno schiaffone dalla massaia. Ma questa volta è difficile che la Germania incoroni di nuovo il suo imperatore a Versailles come accadde nel 1870, infliggendo un’umiliazione così grande alla Francia che neppure l’odio di Clemenceau dopo la sconfitta della Prima guerra mondiale riuscì a dilavare, con il trattamento riservato ai tedeschi dopo Versailles dai francesi. Un’altra Versailles: quella del trattato che fu così foriero di sconfitte morali e politiche ed economiche sia per l’Europa, sia per l’inconsapevole America del Nord stolidamente wilsoniana, che non ci si risollevò più dalla crisi se non dopo una depressione mondiale, un’altra guerra e un Piano Marshall che tutti i tedeschi in testa e gli economisti bocconiani in coda hanno dimenticato.

La crisi avanza con tendenze disgregatrici terribili. La Scozia è stata una prima scossa tellurica e non è finita. Il dibattito che si è aperto nel Regno Unito tra centralizzazione e federalismo fa accapponare la pelle e solo il coraggio di un Cameron che in questa situazione vola a Kabul per rassicurare il nuovo Presidente afghano che gli inglesi faranno come sempre il loro dovere per difendere la civiltà fa venire le lacrime agli occhi a confronto con le incertezze, le viltà, le stupidità dei post-westfalliani obamiani. Ma non basta: le faglie continuano. Ecco la Catalogna ai cui indipendentisti i tedeschi della Fondazione Adenauer - così come hanno fatto con gli scozzesi - dedicano ogni cura con una dedizione veramente ammirevole e…sospetta.

In fondo, il crollo degli stati nazionali è una sorta di indebolimento del Parlamento europeo e della coesione possibile tra tutti gli avversari potenziali e non solo dell’ordoliberalismus. E qui Juncker fa miracoli, con una coorte di quisling che fanno da scudo ai commissari potenzialmente ribelli; che umiliazione hanno inferto al povero Moscovici ma anche al povero Lord Hill: non gli è stato risparmiato nulla a riprova che i domestici - se possono - sputano nel piatto dell’aristocratico e del pari con gran gusto, tanto più quando possono farlo con incarichi di gran lusso. 


COMMENTI
08/10/2014 - I polli di Renzo (Vittorio Cionini)

"......e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura." (Alessandro Manzoni, cap. III dei Promessi Sposi)