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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Il trattato che può salvare l'Ue dall’"estinzione"

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Gli Usa hanno risposto attraverso lo sviluppo incrementale di sofisticate tecniche difensive e offensive capaci di elaborare dati sparsi nella blogosfera, capaci di guidare da remoto le azioni belliche: l’ecosistema cibernetico è stato così militarizzato (non a scopi pacifici). Anche gli altri attori hanno seguito la stessa tendenza (Israele, Cina, Iran, Russia, Siria, ecc.) contribuendo ad accrescere il caos che ha fatto saltare le basi degli accordi diplomatici e talvolta delle alleanze pregresse, anche solo di qualche anno precedenti. La realizzazione di imponenti strutture di “ascolto” dei dati che si affrontano come dei “grandi fratelli”, Wikileaks e il caso Assange, il Datagate e il caso Snowden, lo spionaggio dell’americana Nsa in Germania, sono solo alcuni degli effetti noti della guerra cibernetica in atto. Ma a essi si aggiungono le attività, meno visibili ma molto efficaci, di manipolazione delle informazioni economiche e finanziarie, le applicazioni di manipolazioni sul clima, e l’arcipelago dello spionaggio elettronico industriale e sui dati privati.

In merito alla profonda e irreversibile trasformazione delle relazioni internazionali, avvenuta velocissima negli ultimi 13 anni, segnalo i lavori di Fabio Mini, che nel suo ultimo libro “Soldati” (2014) scrive: «L’apparato delle forze armate non serve più alla difesa della patria. Non c’è un solo soldato a guardare le frontiere e non si sa neppure da chi venga la vera minaccia. Il problema della sicurezza è planetario, per affrontarlo dovremmo integrare le forze almeno in Europa e avere una nostra politica. Lo stesso senso della guerra è cambiato. Si combatte per i cicli produttivi: in tutto il globo e senza fine. Gli eserciti ne escono trasformati. Ai soldati di leva si affiancano i professionisti, ai militari i civili: mercenari o contractors. Il soldato non è più soltanto un guerriero, un tecnico, una spia dell’intelligence. Spesso è un precario fra mercenari a partita Iva. Mandato a uccidere e morire da generali e ammiragli alle prese con bilanci e poltrone. Capire, dall’interno, come sono cambiati i “professionisti della sicurezza” significa anche comprendere i rischi che corriamo. Tutti».

Un caos generalizzato e planetario nel quale si affrontano tutti contro tutti in una fluidità delle relazioni e degli accordi che ha sostituito, rendendole antichi attrezzi, le logiche della sovranità e delle alleanze. Per queste ragioni, la politica estera - i suoi meccanismi e metodi, oltre che i suoi rappresentanti e rituali - se non si adegua al cambiamento già avvenuto e ancora in atto, è diventata inutile se non controproducente.

La giovane (e al momento inesistente) politica estera dell’Ue ha il vantaggio di dover nascere nella nuova era. Le difficoltà strutturali che ne rendono difficile la costruzione sono indubbie. Tuttavia, nessuno degli stati membri da solo avrebbe le capacità finanziarie e tecniche per potersi confrontare pienamente nel caos mondiale. L’ombrello americano della Nato è la soluzione più semplice, ma non sarebbe una soluzione europea. Alla rilanciata pretesa integrazionista americana (Nato e Ttip) la nuova responsabile europea, Federica Mogherini, potrebbe rispondere solo attraverso l’elaborazione di un nuovo concetto strategico europeo, sviluppato attorno all’unico nucleo esistente, cioè l’eurozona.