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GEO-FINANZA/ Il trattato che può salvare l'Ue dall’"estinzione"

Pubblicazione:mercoledì 8 ottobre 2014

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L’abilità della nuova dirigente si misurerà in base al prodotto strategico che saprà elaborare e alla capacità di negoziarlo con gli stati membri trovando una finestra win-win tra tutti i membri dell’eurozona e l’egemone germanico. In pratica, seguendo la logica che portò al Trattato di Maastricht, si deve arrivare a un trattato strategico per l’eurozona che rafforzi coesione e sussidiarietà per il raggiungimento degli obiettivi interni ed esterni dell’area.

Perché ciò sia possibile, come abbiamo già scritto, è necessario liberarsi dal giogo ideologico neoliberista - questo lo si può fare solo tutti insieme - e si deve al più presto ricostruire un percorso cooperativo con la Russia e con i Brics. Più che nell’apparato burocratico della Commissione - che è un secondo livello del potere - la Mogherini dovrà dimostrare di essere all’altezza del suo ruolo nel Consiglio, dove siedono i rappresentanti dei governi europei. Se riuscirà in questo obiettivo, anche il Parlamento europeo la sosterrà. In caso contrario, le forze centrifughe e periferiche porteranno allo stallo e alla possibile fine dell’esperienza dell’Unione europea, a tutto vantaggio degli integrazionisti americani.

È in questo scenario che devono essere inquadrati gli eventi che si svolgono in Ucraina e nel Medio Oriente, ma anche nell’Eurasia e in Asia meridionale e orientale. L’incapacità dell’attuale politica estera europea ha creato le condizioni per l’intervento asimmetrico americano che ha portato alla guerra civile ucraina, all’annunciata e prevedibile reazione russa, alla rivalità e stallo degli europei.

Da alcune settimane, dopo più di 3.000 morti e l’imposizione di sanzioni alla Russia, l’Ucraina quasi in bancarotta ha accettato di firmare una tregua e iniziare negoziati politici con la Russia. Crisi congelata in attesa dei risultati dei negoziati che non potranno aver buon esito senza la partecipazione costruttiva dell’Ue, che dovrebbe ritirare le sanzioni (finanche la Nato conferma che le truppe russe si sono ritirate dai confini ucraini), ma soprattutto degli Usa. L’Europa, e principalmente la Germania, non hanno alcuna intenzione di ripianare i debiti ucraini (circa 100 miliardi di dollari) e quindi sarebbero favorevoli al ritiro delle sanzioni e ad accettare una soluzione politica che ristrutturasse l’Ucraina, senza la Crimea che è Russia, in uno stato federale e possibilmente neutrale (che era la proposta russa già nel 2013).

Gli Usa, particolarmente l’ala trasversale neocon, per ora non cedono. Tuttavia, Obama sa benissimo che senza il supporto e la collaborazione della Russia la situazione in Medio Oriente non ha soluzione. Infatti, per tentare una soluzione all’attuale pasticcio creatosi con le attività anti-siriane sponsorizzate dall’Arabia Saudita (grazie al principe Bandar), la Siria e l’Iran devono entrare in campo. La Russia è il solo Paese che può facilitare questa partecipazione, mentre allo stesso tempo potrà esercitare debite pressioni su Israele ed Egitto. Insomma, per affrontare il problema saudita e israeliano Obama ha bisogno che la Russia di Putin intervenga a favore della guerra contro le milizie ultra-sunnite dell’Isis e le varie frange qaediste che si agitano in tutto l’arco islamico, dalla Cina all’Africa occidentale.

È probabile che mentre a New York al margine dell’Assemblea generale John Kerry e Sergei Lavrov potranno incontrarsi per spegnere i fuochi fatui della nuova Guerra fredda, d’altro lato l’Iran e l’Arabia Saudita hanno già dato segni di disgelo il 21 settembre scorso con l’incontro tra Saud al-Faisal e Mohammad Javad Zarif. Una situazione fluida con convergenze di opportunità che lascia ancora da risolvere le relazioni tra Qatar e Turchia, e tra Qatar e vari paesi europei all’ombra dei Fratelli Musulmani, per ora ancora in carcere in Egitto.

Senza l’elaborazione di un nuovo concetto strategico l’Europa resterà l’assente principale in tutti questi eventi.



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