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GEO-FINANZA/ Il trattato che può salvare l'Ue dall’"estinzione"

Le relazioni internazionali si stanno trasformando e l’Europa, se non troverà una sintesi e una posizione comune, rischia di restare fuori dai giochi. L’analisi di PAOLO RAFFONE

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Era il 1998 quando la prestigiosa Brookings pubblicò un libro dal titolo “Il mito del caos mondiale”, che, rifiutando l’esistenza del caos mondiale, sosteneva la necessità di continuare a gestire le relazioni internazionali attraverso i classici metodi della diplomazia, capacità militare convenzionale e sostegno economico allo sviluppo. Le illusioni clintoniane nel “nuovo ordine mondiale” furono appena scosse dai tragici eventi del Ruanda e della Bosnia. Ma è stato dal 2001 che si è dovuto riconoscere che il caos mondiale era una realtà, tanto vivida quanto tragica. Il crollo delle Torri gemelle di New York ha fatto crollare anche le certezze nelle dottrine internazionalistiche e strategiche fino ad allora prevalenti. Fu così che ai metodi tradizionali è stato affiancato (e a volte sostituito) un apparato per le gestione attiva del caos sistemico mondiale, politico, geopolitico, ed economico-finanziario. Alla minaccia asimmetrica si è risposto con attività di difesa e di offesa altrettanto asimmetriche. Un cambio di paradigma epocale, che è tutt’ora in corso di realizzazione.

Inizialmente gli Usa hanno potuto godere di un vantaggio rispetto a tutti gli altri stati nel mondo, dovuto al fatto di essere il solo centro egemonico - economico-finanziario, militare e politico - e quindi di essere capaci di governare le asimmetrie sistemiche. Il costo di tali operazioni fu sostenibile grazie a un eccessivo effetto di leva finanziaria che esplose nel 2007, mettendo a repentaglio le basi stesse del sistema americano: la credibilità degli Usa fu scossa più che nel 2001 dal vacillare del principio della “democrazia della proprietà” e del meccanismo di credito finanziario.

Inaspettatamente, altri attori internazionali fecero le prime mosse applicando anch’essi soluzioni asimmetriche. Le principali azioni di questo tipo furono: nel 2005, la sconfitta da parte dell’Iran dell’aggressione americana-israeliana alle centrali nucleari iraniane con l’uso del malaware “Stuxnet”, che poi ha dato origine a numerosi “cloni” più evoluti e usati da altri apparati statali e da gruppi criminali e terroristici; nel 2008, la Russia che rispose alle provocazioni fabbricate a Washington in Georgia.

Da allora la competizione, e lo scontro, mondiale tra attività offensive e difensive asimmetriche ha subìto incrementi che erano impensabili. Le “rivoluzioni colorate”, le “primavere arabe”, i pesanti squilibri del sistema finanziario (e le sue conseguenze sociali ed economiche), la proliferazione di gruppi armati criminali e sovversivi (e la possibile saldatura opportunistica tra terrorismi-grande criminalità-taluni apparati di Stato), sono tutte conseguenze dell’espandersi del caos mondiale.