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SPY FINANZA/ Europa, epicentro di una nuova crisi

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No, la questione più importante al riguardo, il vero motivo di timore per una crisi obbligazionaria sovrana più severa sia di quella del 2008 che del 2011 è racchiuso in una singola parola: collaterale. Ora, cosa sia il collaterale penso lo sappiate tutti ma meglio non lasciare nessun dubbio, vista la delicatezza e l’importanza - a mio avviso - dell’argomento. Dunque, il collaterale è l’asset - il bene - sottostante che si posta a garanzia quando si entra in un’operazione, un accordo finanziario: è sostanzialmente una promessa in base alla quale, se le cose dovessero andare storte, ci impegniamo ad avere un bene a disposizione che la controparte può ottenere da noi per compensare le perdite in cui è incorsa nella transazione.

Ad esempio, se chiediamo un mutuo immobiliare in banca, l’istituto ci chiede qualcosa a garanzia di quei soldi in caso dovessimo non essere in grado di ripagarlo. Nel caso della proprietà, è proprio la casa il collaterale che garantisce il nostro accordo con la banca, visto che se non paghiamo le rate del mutuo può pignoraci la casa, metterla all’asta e così rifarsi (almeno in linea teorica) delle perdite in cui è incorsa per la nostra non solvibilità. Insomma, avete capito che di fatto il collaterale è una sorta di assicurazione per ogni transazione finanziaria al fine di mitigare i rischi per le controparti in caso le cose non vadano a buon fine.

Bene, come sapete l’intero sistema finanziario globale si basa su denaro preso in prestito e utilizzo della leva, quindi il collaterale è un concetto fondamentale per il suo funzionamento, poiché garantisce il vincolo di fiducia tra le controparti che altrimenti non si accorderebbero per timori di perdite: senza fiducia, quindi senza collaterale, non ci sarebbero prestiti e senza questi ultimi non si potrebbe accedere al sistema finanziario. Per mettere le cose in prospettiva, il collaterale rappresenta la “realtà” sottostante la componente di leva che è invece “l’immaginazione”, il preso a prestito che non c’è.

A livello privato, di consumatore, quando prendiamo a prestito denaro per finanziare un’operazione, il nostro conto corrente, la casa o altri assets reali sono i nostri collaterali di garanzia, mentre a livello corporate, le aziende postano differenti tipi di assets per i loro prestiti: ad esempio, un’azienda manifatturiera può “impegnare” i propri magazzini di scorte, mentre per le aziende del ramo immobiliare il collaterale tipo è rappresentato da una parte del proprio portafoglio real estate. Diverso invece è il ragionamento per le istituzioni finanziarie, la parte più alta della catena economica del ramo corporate, il cui collaterale tipo sono proprio le obbligazioni sovrane.

Il perché è presto detto: stando alle moderne teorie finanziarie, infatti, i bond sovrani sono le obbligazioni più esenti da rischio - cosiddetti risk-free - nel sistema finanziario, anche più di equity, bond municipali e bond corporate. Perché? Perché è comune sentire il fatto che sia più facile che vada a zampe all’aria un’azienda, con le sue obbligazioni, che uno Stato: detto fatto, per il sistema finanziario occidentale Treasuries, Bund e bond giapponesi sono l’asset senior sovrano da postare come collaterale per garantire accordi e transazioni per triliardi di dollari.

Ora, sapete a quanto ammonta il mercato globale del derivati? Circa 700 triliardi di dollari, più di dieci volte il Pil del mondo: e sapete cosa c’è principalmente a garanzia di quelle transazioni su derivati? Bond sovrani, anche di Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Irlanda. E qui dobbiamo prendere in prestito l’automobile di Doc Brown come in “Ritorno al futuro” e andare indietro nel tempo, esattamente al 2004. Quell’anno, infatti, le principali banche d’affari Usa come Goldman Sachs, JP Morgan, eccetera diedero vita a un’operazione di lobbying e pressione senza precedenti sulla Sec, l’autorità di vigilanza del mercato Usa, affinché fosse loro consentito di aumentare il loro livello di esposizione alla leva: in parole povere, quelle istituzioni volevano utilizzare lo stesso collaterale come backstop per trading molto più ampi, aumentando la discrepanza tra esposizione e grado di copertura reale in caso di perdite.


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