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SPY FINANZA/ Europa, epicentro di una nuova crisi

Pubblicazione:giovedì 9 ottobre 2014

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Ohibò, una banca italiana sta già scaricando debito pubblico del nostro Paese. Proprio così, è del 2 ottobre la notizia che Pioneer Investments, facente parte del gruppo UniCredit, ha venduto titoli di Stato italiani il mese scorso sulla scommessa che la Bce non comincerà ad acquistare bond sovrani per far ripartire la ripresa. Non è un’indiscrezione da confermare, lo ha detto chiaro e tondo Tanguy Le Saout, responsabile del reddito fisso europeo di Pioneer: «Siamo corti sulla periferia adesso, soprattutto sull’Italia. Abbiamo cominciato a uscire dai titoli di Stato italiani un po’ prima della precedente conferenza stampa della Bce e proprio adesso durante quella di oggi», ha spiegato riferendosi all’ultimo uscita del Consiglio direttivo di giovedì scorso a Napoli. E ancora: «Non sono più a buon prezzo come un tempo e la situazione politica sta tornando a essere quella che era solita essere. Penso che scommettere sull’assenza di un Qe significhi che stiamo scommettendo sul fatto che i periferici si allargheranno, perché parte del rally è stato garantito dall’aspettativa di un Qe. Quindi siamo felici di essere corti sull’Italia».

Viva la sincerità, per una volta. Eppure il buon Le Saout potrebbe aver sbagliato i propri calcoli, visto che il vaso di Pandora è stato definitivamente scoperchiato. Al di là della previsione per il nostro Paese di «un futuro non roseo» (aspettavamo loro per saperlo) e della revisione al ribasso del Pil globale, non una novità visto che non azzeccano una previsione dal 2009, ciò che conta veramente del report del Fmi diffuso martedì è questo: «Se le prospettive di inflazione non migliorano e le aspettative sull’inflazione non dovessero aumentare, la Bce dovrebbe fare di più, incluso l’acquisto di attività sovrane. Per la zona dell’euro la priorità è raggiungere una crescita al di sopra della tendenza e aumentare l’inflazione e ciò implica il mantenimento di una politica economica accomodante». Insomma, la Bce deve dar vita al suo Quantitative easing, firmato Christine Lagarde.

Ma perché tanto timore proprio ora, accompagnato da una dichiarazione che sembra fatta per evitare scossoni sugli spread, nonostante l’inflazione nell’eurozona sia bassa da mesi e mesi? Per ciò che vi dicevo ieri: con il passare del tempo, sta sempre più avvicinandosi la grande rotazione dall’obbligazionario verso l’azionario Ue, un qualcosa che si sostanzierebbe in una sell-off sovrana in grado di innescare non tanto una crisi finanziaria, quanto bancaria. Ma cosa rende così possibile e così da temere una simile ipotesi? La fragilità delle sottostanti economie reali dei Paesi della periferia dell’eurozona? Il riposizionamento dei grandi fondi per l’ultimo trimestre, con allocazioni di portafogli pronte a spostarsi sulle equities?


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