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BANCHE/ Il "trucco" della Germania (e degli altri paesi) per superare gli stress test

Negli stress test effettuati dalla Banca centrale europea su 131 istituti bancari europei, di cui 25 italiani, c’è qualcosa che non convince affatto FABIO PICCIOLINI

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Gli stress test e gli Asset quality review effettuati dalla Banca centrale europea su 131 istituti bancari europei, di cui 25 italiani, che hanno avuto risultati secondo molti buoni come sistema, perché solo due istituti sono stati bocciati (poco si è detto sugli altri che hanno problemi di comprehensive assessment) seguitano a non convincermi. Ciò non significa che i controlli a livello nazionale ed europeo non debbano essere fatti. Al contrario, non foss’altro perché i cittadini e le imprese vogliono essere sicuri delle banche cui chiedono o danno soldi. Significa solo che il campo di gioco deve essere livellato e le regole devono essere uguali per tutti, non considerando solo numeri che non sempre dicono tutta la verità.

Ci sarebbe infatti da contestare la non valutazione dell’incidenza dell’intervento pubblico nel salvataggio di molte banche. L’intervento pubblico (i cosiddetti Tremonti e Monti bond) per le banche italiane è stato nella misura dello zero virgola: poco più di 10 miliardi sostanzialmente già rimborsati. In Europa è stato uguale? No. Partendo dalla Spagna, che sembra essere uscita dalla crisi prima e meglio dell’Italia e dove oltre agli aiuti di Stato sono stati concessi 40 miliardi dalle istituzioni europee. Grecia e Cipro sono ancora sotto gli occhi di tutti, anche per quanto riguarda la loro situazione. L’Irlanda è stato un caso patologico considerato che lo Stato ha dovuto garantire totalmente i debiti del proprio sistema bancario. L’Austria non è stata da meno, anche se per una sola banca.

La contestazione più importante riguarda però la “virtuosa” Germania. Molti si sono dimenticati che il primo fondo salva-banche (Soffin) è stato creato nel 2008 in Germania con una dotazione di 400 miliardi di garanzie; fondo rinnovato nel 2012 con interventi direttamente sulle banche per altri 80 miliardi, di cui 18 solo per la Commerzbank (più di tutto il sistema italiano) e ancora oggi alcune banche sono state promosse solo grazie a garanzie concesse dallo Stato.

Se ciò non fosse ancora sufficiente per dimostrare la necessità di modificare gli “esercizi” europei, c’è il caso delle Landesbank tedesche: banche regionali di cui molti dubitano riguardo la solidità patrimoniale e sottoposte a pressioni e presenze politiche molto forti. In Italia è una pratica che, almeno nella forma, da anni è stata superata.