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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Quello che nessuno dice sullo "scandalo Juncker"

Jean-Claude Juncker (Infophoto)Jean-Claude Juncker (Infophoto)

La spiegazione è che a livello dell’Unione europea vige la regola dell’omertà che si cristallizza nella relazione incestuosa tra le alte burocrazie nazionali e le tecnocrazie europee. È troppo tardi perché adesso un Gianni Pittella, capo gruppo di S&D, e un Guy Verohstadt (gruppo Alde), che per giunta è belga, chiedano a Juncker di fare chiarezza in Parlamento europeo. È una farsa che avrebbero potuto risparmiarci. Più dignitosa è stata la difesa d’ufficio del capo gruppo Ppe, il tedesco Manfred Weber, che reclama “l’imparzialità” di Juncker. Un atto d’ufficio, dovuto. La voce più chiara è stata quella di Marine Le Pen, del FN francese, che ha chiesto le dimissioni incondizionate di Juncker e della sua Commissione.

Una cosa è certa: se si manterrà Juncker al suo posto la credibilità di questa Commissione europea e delle stesse istituzioni europee sarà indecentemente rovinata. Un aiuto a quella creazione del “caos” che a certa parte dell’establishment americano, soprattutto dopo la vittoria dei Repubblicani, fa molto comodo per “disciplinare” gli europei nell’alleanza transatlantica?

Nel caso che ha coinvolto in prima persona Jean-Claude Juncker - nome che foneticamente in inglese significa “tossicodipendente” - non è grave solo il fatto che il suo Paese, il Lussemburgo, avesse legislazioni adeguate alla “ottimizzazione fiscale”, ma che durante il suo periodo in qualità di primo ministro il governo avesse concluso oltre 340 “accordi” con multinazionali e soggetti privati perché la loro tassazione fosse inesistente oppure del 1%. Ancor più grave è che questi accordi fossero “segreti”. Le solite società di auditing hanno fatto il resto. La patetica difesa della PwC ricorda quella della blasonata Arthur Andersen quando nel 2007 esplose il caso della AIG americana, che portò alla chiusura di quella “casa di contabili”. Perché Juncker lo ha permesso? E per conto di chi?

Per qualsiasi piccolo investitore che cercasse di “ottimizzare” la propria tassazione era ben noto che in Lussemburgo si potesse “triangolare” con estrema facilità e compiacenza del Governo per fare schemi di elusione fiscale trans-europei, coinvolgendo società di comodo in Belgio, Olanda, Polonia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, senza disdegnare la Svizzera e lo stato americano del Delaware. Insomma, un gioco fai da te, disponibile anche su Internet. C’è da chiedersi perché la Germania ha fatto la voce grossa con il principato del Liechtenstein - i famosi nomi trafugati dai servizi tedeschi - mentre sul “suo” Lussemburgo tace. Probabilmente quello del Liechtenstein era lo specchietto per le allodole mentre la “ciccia” era chiaramente nel Gran Ducato.

Nella guerra finanziaria in corso tra il sistema angloamericano, che in Europa è rappresentato dalla City di Londra, e quello “Ost” rappresentato dalla Germania, per capirci tra Euroclear e Clearstream, questa volta i falchi anglosassoni hanno colpito l’Ue per punire la Germania. Quest’ultima è rea di pensare a un eventuale “Eurogruppo 2” e si è permessa di sfidare, qualche giorno fa, il Regno Unito chiedendo che “decida subito cosa fare, se stare o meno nell’Ue”. Detto fatto, la reazione è arrivata, puntuale. A farne le spese non sarà solo la Germania, ma tutti i paesi dell’eurozona.

Non c’è che dire. Juncker è stata una pessima scelta anche per la Germania che si è affidata a un “tossicodipendente”, facilmente ricattabile, come vediamo. Ma questo non basta ad assolvere i conniventi annidati per collusione venale nelle stanze di Bruxelles. Se cade Juncker, cade tutto. Questo è il messaggio politico che dalle antenne transatlantiche arriva in Europa.

Obama deve rabbonire i suoi falchi, ormai vincitori a casa sua. Quindi può avere una sola possibilità per farlo: la resa incondizionata e definitiva dell’Unione europea all’egemone americano. Primo passo, la firma del Ttip prima del prossimo Consiglio europeo di dicembre. Forse Renzi e la Mogherini lo avevano intuito, e quindi sin da subito avevano dichiarato che “il Ttip non è solo un accordo commerciale, ma strategico, una scelta culturale”.

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COMMENTI
10/11/2014 - Polemiche gratuite (Moeller Martin)

La politica fiscale del Lussemburgo è ed era nota e perfettamente legale, fintanto che non si procede ad una maggiore uniformità fiscale così come richiesto proprio dalla Germania. Del resto non sono certo gli unici in Europa ad avere una legislazione favorevole alle ditte straniere, così come l'Olanda (sede della Fiat!), la Danimarca, l'Irlanda e la stessa Gran Bretagna. Questi a parte i veri e propri 'paradisi fiscali' come Montecarlo, Lichtenstein, San Marino, Andorra, Gibilterra e il Vaticano oltre alle isole Canarie. E se gli USA si illudono di ottenere qualche risultato vomitando fango tramite i media al loro soldo dovranno ricredersi. L'Europa non intende rinunciare al proprio stato di diritto e pertanto non concederà mai agli USA libertà di delinquere o di evadere le tasse secondo gli schemi soliti del e-commerce. Il trattato TTIP poi è in alto mare perchè si aggiunge il rifiuto americano di addivenire ad una soluzione accettabile per le dispute giuridiche e di tutela dei brevetti. Del resto basta vedere il tipo di investimenti che stanno facendo le multinazionale negli USA per capire che viene dato per morto. Leggete in cosa stà investendo la Mercedes. E questa non è gente che sbaglia! http://www.n-tv.de/wirtschaft/Daimler-haelt-an-Produktionsverlagerung-fest-article13820856.html

 
10/11/2014 - Ci dovrebbero delle spiegazioni (Giuseppe Crippa)

Non potrebbe per cortesia Il Sussidiario porre ora qualcuna delle domande contenute nell’articolo a proposito di Juncker ai principali esponenti dei partiti italiani che si rifanno al Partito Popolare Europeo? Ci si potrebbe rivolgere a Toti o a Fitto ma soprattutto Lupi, autore di una roboante campagna elettorale europea e di una discutibile rinuncia al seggio implorato agli elettori qualche mese prima, e Mauro, in virtù della lunga esperienza a Bruxelles, ci dovrebbero delle spiegazioni.

 
10/11/2014 - commento (francesco taddei)

juncker è il prodotto perfetto di questo mostro chiamato europa.