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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Quello che nessuno dice sullo "scandalo Juncker"

PAOLO RAFFONE analizza il caso esploso sul Lussemburgo e Jean-Claude Juncker: un chiaro attacco all’Ue utilizzando cose note da tempo, ma ben celate da Bruxelles

Jean-Claude Juncker (Infophoto)Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Il caso esploso con le rivelazioni di Icij, un consorzio internazionale di giornalisti basato negli Usa, svela una realtà arcinota a tutti da decenni: il Lussemburgo da piccolo Paese agricolo si è trasformato in una potenza finanziaria, collegata sia alla Svizzera sia alla corona britannica, che dagli anni ‘70 ha accomodato convenientemente gli interessi finanziari, con la massima discrezione, di Stati, imprese e facoltose famiglie.

Qualcuno dovrebbe ricordarsi dello scandalo Clearstream (“flusso pulito”), esploso grazie a un giornalista tra il 2001 e il 2002, che dimostrava come dagli anni ‘70 era stata creata una “camera di compensazione” delle transazioni finanziarie “completamente oscura”, cioè non tracciabile. Clearstream serviva da piattaforma “legale” per le compensazioni inter-bancarie (attività perfettamente illegale) che offriva soluzioni mondiali per l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro. Inchieste giudiziarie in Lussemburgo e in Francia si sono concluse la prima con “il non luogo a procedere” e varie prescrizioni, e la seconda dovrebbe essere in appello (ma non se ne ha notizia).

Su queste inchieste si innestò la seconda indagine giudiziaria francese nota come “Clearstream 2”, che attorno alla costituzione di “fondi neri” dell’industria franco-tedesca della difesa, Eads, coinvolse il presidente Jacques Chirac e il ministro Dominique De Villepin, ma anche indirettamente il presidente Nicolas Sarkozy e numerosi membri dell’establishment francese, oltre a oligarchi russi e narcotrafficanti colombiani. Nel 2013 si concluse con l’assoluzione dei molti politici coinvolti e la condanna di alcuni alti dirigenti della Eads.

Inoltre, due inchieste parlamentari si sono occupate del caso Clearstream, cioè “della lavanderia lussemburghese”. La prima in Francia, promossa e co-presieduta tra gli altri dal deputato socialista Arnaud Montebourg, che poi fino all’agosto 2014 è stato ministro dell’economia di Hollande, si è conclusa senza conseguenze con la pubblicazione di un rapporto sul riciclaggio. La seconda del Parlamento europeo ricevette l’incredibile risposta dell’allora commissario Frits Bolkestein che ritenne che “non vi erano ragioni di non credere alle autorità del Lussemburgo”.

Di un certo interesse è che nel 2006 il deputato europeo olandese Paul Van Buitenen, famoso per aver denunciato lo scandalo di corruzione che fece cadere la Commissione Santer, chiese pubblicamente a Barroso spiegazioni sulla presenza di Bolkestein nella Commissione, visto che lo stesso era nel consiglio di amministrazione della Shell che aveva conti “occulti” con Clearstream. La risposta di Barroso fu chiaramente burocraticamente evasiva. Certo è che anche Santer era stato primo ministro del Lussemburgo, proprio come oggi è Juncker. Coincidenze o malasorte del piccolo Granducato?


COMMENTI
10/11/2014 - Polemiche gratuite (Moeller Martin)

La politica fiscale del Lussemburgo è ed era nota e perfettamente legale, fintanto che non si procede ad una maggiore uniformità fiscale così come richiesto proprio dalla Germania. Del resto non sono certo gli unici in Europa ad avere una legislazione favorevole alle ditte straniere, così come l'Olanda (sede della Fiat!), la Danimarca, l'Irlanda e la stessa Gran Bretagna. Questi a parte i veri e propri 'paradisi fiscali' come Montecarlo, Lichtenstein, San Marino, Andorra, Gibilterra e il Vaticano oltre alle isole Canarie. E se gli USA si illudono di ottenere qualche risultato vomitando fango tramite i media al loro soldo dovranno ricredersi. L'Europa non intende rinunciare al proprio stato di diritto e pertanto non concederà mai agli USA libertà di delinquere o di evadere le tasse secondo gli schemi soliti del e-commerce. Il trattato TTIP poi è in alto mare perchè si aggiunge il rifiuto americano di addivenire ad una soluzione accettabile per le dispute giuridiche e di tutela dei brevetti. Del resto basta vedere il tipo di investimenti che stanno facendo le multinazionale negli USA per capire che viene dato per morto. Leggete in cosa stà investendo la Mercedes. E questa non è gente che sbaglia! http://www.n-tv.de/wirtschaft/Daimler-haelt-an-Produktionsverlagerung-fest-article13820856.html

 
10/11/2014 - Ci dovrebbero delle spiegazioni (Giuseppe Crippa)

Non potrebbe per cortesia Il Sussidiario porre ora qualcuna delle domande contenute nell’articolo a proposito di Juncker ai principali esponenti dei partiti italiani che si rifanno al Partito Popolare Europeo? Ci si potrebbe rivolgere a Toti o a Fitto ma soprattutto Lupi, autore di una roboante campagna elettorale europea e di una discutibile rinuncia al seggio implorato agli elettori qualche mese prima, e Mauro, in virtù della lunga esperienza a Bruxelles, ci dovrebbero delle spiegazioni.

 
10/11/2014 - commento (francesco taddei)

juncker è il prodotto perfetto di questo mostro chiamato europa.