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Economia e Finanza

LEGGE DI STABILITA'/ Gli "errori" della manovra che fanno litigare Italia e Ue

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Ad esempio, i dati utilizzati a Bruxelles a supporto delle stime sulla finanza pubblica italiana attribuiscono alle ore di Cassa integrazione una riduzione permanente, anziché temporanea, delle ore lavorate, contribuendo a ridurre di un terzo il prodotto potenziale, il livello del Pil in condizioni normali e per implicazione imponendo politiche meno espansive di quanto, anche a mio avviso, sarebbero auspicabili. Il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia e delle Finanze dovrebbero chiedere un chiarimento, e se del caso un dibattito, in proposito.

In secondo luogo, però, ci sono aspetti rispetto ai quali l’Italia pare fare “la politica dello struzzo”, ossia nascondere la testa sotto la sabbia. Queste le principali:

1) Il debito. Viaggia verso il 137% del Pil ed è senza dubbio uno dei maggiori freni alla crescita. Non mancano proposte per ridurlo senza aumentare la già elevata tassazione patrimoniale: il delendo Cnel le ha messe a confronto in una conferenza da cui è stato prodotto un E-Book. Astrid, “L’Italia c’è” e altri gruppi hanno formulato altre proposte. Non si è fatto nulla. E quasi nulla in materia di privatizzazione: l’unica portata a termine è quella dell’Unuci (L’ente per le attività divulgative degli ufficiali in congedo) - argomento di grande ilarità a Bruxelles.

2) Forti perplessità poi per la “stabilizzazione” dei precari e l’assunzione di 80.000 insegnanti. Non solo i dati Unesco affermano che siamo, a tutti i livelli della piramide scolastica, il Paese con il rapporto più generoso tra allievi e docenti, ma un’operazione analoga, nel 1972, per stabilizzare gli universitari ha distrutto numerosi atenei italiani. Nessuno ancora sa dove si troveranno i 3 miliardi l’anno necessari.

3) Insidiosa la decontribuzione dei nuovi assunti con contratti a tempo indeterminato Data l’entità dello sgravio (riduce di un terzo il costo del lavoro) e la sua temporaneità (solo 2015) è probabile - come ha scritto Tito Boeri - che ci sia un forte effetto di sostituzione sia con posti di lavoro già esistenti che nel corso del tempo. “La manovra - afferma Boeri - può comportare veri e propri caroselli”. Dal punto di vista europeo, viene considerata un “aiuto di Stato” visto che è discriminatoria. Si poteva giungere allo stesso obiettivo con una riforma dell’Irap o un “tax credit”.

4) Il Tfr in busta paga - si pensa a Bruxelles - comporta un aggravio tributario e una riduzione della futura pensione. Quindi le stime di quanti opteranno per questa strada, e del pertinente gettito fiscale (2,5 miliardi), sono illusorie. Al pari di altre stime di aumenti delle entrate.

5) La spesa complessiva di parte corrente aumenta di circa 20 miliardi a ragione non solo dei bonus di 80 euro ma anche di tanti rivoli particolaristici (sussidi a questo e a quello che, secondo le direttive europee, dovrebbero essere oggetto di norme specifiche non della Legge di stabilità).