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FINANZA E POLITICA/ Forte: elezioni anticipate, un suicidio per l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 12 novembre 2014

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Qualsiasi sia il governo che ci ritroveremo nel 2015, quello che è certo è che avrà compiti molto difficili. Il rimbalzo che era stato precedentemente previsto non ci sarà e la situazione rimarrà difficile. La Russia è a crescita zero, e da questo punto di vista quello che sta facendo l’Europa è un gioco pericoloso. Tutto ciò sta determinando anche in Italia ripercussioni negative molto considerevoli, tanto è vero che ci sono delle stime in base a cui l’anno prossimo l’Italia non uscirà dalla recessione. Con questa situazione andare a elezioni anticipate è quasi un suicidio.

 

Perché ritiene che anche una netta vittoria del Pd alle elezioni anticipate non renderebbe Renzi più autorevole?

Perché il consenso di Renzi si basa su compromessi, e non su una linea chiara. Sul Jobs Act, per esempio, il Premier ha puntato a un compromesso molto pasticciato, favorendo il contratto a tutele crescenti rispetto agli altri e nello stesso tempo sprecando risorse per il bonus da 80 euro. Trovo del resto discutibile il fatto di attuare un politica che per metà mira a sostenere le imprese e per metà i bassi redditi, creando una situazione di esclusione per precari, pensionati, lavoratori autonomi e piccole imprese. Tutto questo mentre si tassano gli immobili, le rendite finanziarie.

 

Perché questa politica economica non la convince?

Questa non è né di sinistra, né di destra, bensì è una politica di compromessi alla ricerca di consensi. Insomma, siamo in un’epoca simile a quella che nel 1922 segnò l’avvento di Mussolini, con la differenza da allora che oggi ad andare al potere non è il fascismo bensì il populismo.

 

Se la politica del governo Renzi presenta tutti questi problemi, non sarebbe meglio andare a elezioni anticipate?

Il problema è che il nuovo governo dopo eventuali elezioni anticipate avrebbe esattamente la stessa linea. La linea populista o neocorporativa del governo da un lato ha i consensi del gruppo delle grandi imprese, e dall’altra ha il sostegno di una parte dei ceti sociali che hanno ricevuto determinati benefici.

 

Come valuta da questo punto di vista la strategia del premier?

La strategia di Renzi consiste nel perseguire questo duplice consenso, e continuerà in questa direzione anche dopo eventuali elezioni anticipate. Da un lato cercherà di tenersi amici i gruppi industriali che finanziano questo governo e il suo potere. Dall’altra continuerà a blandire una parte dell’intellighenzia e del ceto lavoratore che usufruisce di vantaggi come il bonus da 80 euro.

 

(Pietro Vernizzi)



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