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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ I "guasti" dell'euro impossibili da sanare

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Quindi, per quanto riguarda l’Italia, tranne deprecare le decisioni dei governi guidati da Andreotti e Ciampi, nonché punire elettoralmente i parlamentari e i gruppi politici che hanno votato la ratifica in Parlamento, cioè il Pds (D’Alema, Fassino, Veltroni, e Chiarante), la Dc (Forlani), il Psi (Craxi, Amato e De Michelis) e il Pri (La Malfa), null’altro si può fare per via democratica. Se poi si accettasse che qualcuno di costoro succedesse al già emblematico Napolitano al Quirinale, allora vuol dire che si è d’accordo con le decisioni prese nel 1989-1992.

Per quanto riguarda l’atto amministrativo che ha dato vita reale all’euro, valgono le note considerazioni di legittimità presentate dal Prof. Giuseppe Guarino, che nel suo recente “Saggio di verità 2“ sostiene che esista una ragione di nullità dell’atto esecutivo che ha messo in circolazione l’euro. Ma anche in questo caso non è la via referendaria che può dare soddisfazione, bensì la via legale di un ricorso alle più alte corti nazionali e alla Corte europea. A oggi, l’unico ricorso europeo che tocca indirettamente l’euro è quello della Corte costituzionale tedesca che ritiene di chiedere se le decisioni della Bce in materia di acquisto di titoli di debito pubblico (Omt) siano compatibili con il Trattato. Tutti gli altri rumorosi sobillatori di sentimenti, da Grillo a Marine Le Pen e a Salvini, e ai carismatici leader spagnoli e greci di Podemos o di Syriza, non hanno presentato alcun ricorso amministrativo nazionale o europeo. Evidentemente ciascuno pensa di agire per via dell’eventuale cambio di regime politico e di governo. Ipotesi non del tutto remota in Francia, Spagna, Grecia e Italia. Ma, come abbiamo detto prima, ciò è altra cosa, così com’è altra anche la posizione dei nazionalisti britannici (Ukip), che intendono riposizionare il Regno Unito (la City) come attore globale al di la dei destini dell’Europa continentale.

Infine, le decisioni della Bce sono collegialmente assunte dal Consiglio direttivo, e non sottoponibili a scrutini di altra natura politica. Ancora una volta, solo i componenti tedeschi del Consiglio mettono in questione, talvolta non votando a favore, le decisioni della Bce e del suo governatore, l’italiano Mario Draghi che è di ampia formazione anglo-americana e di chiara ascendenza Goldman Sachs, che è una delle più grandi banche americane nel mondo. Se gli altri membri acconsentono significa che a livello nazionale le decisioni della Bce sono state approvate o, comunque, non si possono mettere in discussione. Anche in questo caso, tranne dare l’assalto alla Banca d’Italia, non ci sono altri strumenti democratici. Se poi qualcuno ipotizzasse che Draghi potrebbe ricoprire l’alto incarico quirinalizio, allora significa che l’Italia ha definitivamente ceduto se stessa al “Britannia”.

Concludendo sull’euro, la questione della democraticità o del ruolo del Parlamento europeo è assolutamente inesistente. Lo è anche a livello nazionale per gli stati dotati di moneta propria. La moneta è atto sovrano, delle elite di potere in un certo momento, e quindi non può essere democratica o democraticizzabile. Altro è la politica economica e monetaria, ben diversa dall’economia politica prevalente da quarant’anni, che riguarda le azioni politiche che un Governo mette in atto per usare la moneta come strumento di sviluppo e benessere dell’insieme della società che governa.