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GEO-FINANZA/ Il segreto di Maastricht che "consegna" l'Europa alla Gerrmania

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Mentre il fallimento politico dell’euro, e dell’Europa, è possibile perché abbiamo dei mediocri rappresentanti eletti dai popoli europei, l’euro in quanto moneta non soffre affatto. Le chiacchiere degli economisti sono strumentali, e molto spesso inconsapevoli, per rafforzare l’euro stesso. Infatti, la banca centrale americana (Fed) ha una leva finanziaria di 77:1 (come si vede nel grafico a fondo pagina), mentre quella europea (Bce) è inferiore a 5:1. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha una leva finanziaria di 3:1. Questo è il risultato del Quantitative easing che ha salvato il sistema finanziario e bancario del dollaro per evitare il tracollo nel 1998, 2000, 2007 e 2010.

D’altra parte la moneta europea era stata pensata dagli americani proprio come “rifugio” della ricchezza che negli Usa è troppo esposta sia agli enormi costi della gestione della sicurezza dell’ordine mondiale, sia agli eccessi strutturali del sistema economico interno. Tale deve restare: una grande Svizzera dove si “parcheggia” la ricchezza depositata in sicurezza. A questo serve il debito pubblico degli stati europei. Chi parla di crescita non dice la verità, oppure ignora questa realtà.

Spingere sul piano della crescita in Europa, cioè avviare quelle politiche che gli economisti chiamano keynesiane o espansive, è politicamente non dato. Questo è il vero segreto del Trattato di Maastricht che gli Usa hanno subappaltato alla Germania - che in cambio ha preteso la riunificazione e l’egemonia in Europa - e al Regno Unito che controlla la Germania e l’eurozona. Quindi, se si vuole evitare di sfasciare la costruzione europea rianimando i sentimenti della competizione egemonica che avevano portato il continente in briciole, si deve dire la verità: l’Europa non può crescere ma può ridurre gli sprechi e continuare a essere un luogo “addormentato” di comune e diffuso benessere. Le velleità di politica estera, di sicurezza e difesa, non sono permesse e infatti sono state lasciate volutamente ambigue nell’ultimo trattato europeo di Lisbona. E su questo punto sono tutti d’accordo: Usa, Russia e Cina.

Nonostante le apparenze, il Ttip - l’accordo che Renzi e Mogherini hanno definito “strategico e culturale, più che commerciale” - conviene a tutti. Nessuno è in grado di gestire l’Europa, sarebbe troppo costoso. Così la Russia ha virato a Est, facendo ulteriori accordi commerciali e valutari con la Cina, e presto si aggiungeranno anche l’Iran, l’India e forse la Turchia. D’altra parte, i principali creditori degli Usa, cioè Cina e Arabia Saudita - che insieme detengono circa l’80% del debito americano, la prima acquistando i T-bonds e la seconda finanziando l’America con i petrodollari -, hanno interesse a mantenere in vita il debitore, lasciandogli l’Europa che pagherà anche per l’alleato atlantico. I rullii di guerra, come recentemente ribadito anche da Gorbaciov, sono semplici tattiche che servono a giustificare quanto abbiamo appena detto.

 

 

Ciò non esclude il pericolo di errori nella gestione tattica - il caso dell’Ucraina e quello dell’Isis sono emblematici - che possano far scivolare involontariamente il progetto “politico” nel caos e finanche nella guerra. C’è da applicarsi tutti perché ciò non avvenga e perché, nonostante l’evidente declino del dollaro come moneta mondiale (negli ultimi 10 anni il volume di biglietti verdi usato negli scambi mondiali è sceso dal 70% al 60%, come si può vedere nel grafico qui sotto), non si agitino forze levantine che cerchino di ristabilirne l’egemonia con l’uso della forza.

Una soluzione potrebbe essere un’iniziativa europea per chiedere al Fmi di attivare la sua “pressa monetaria” tramite l’emissione dei cds - “una moneta contabile quasi virtuale” - che assorbano tutti i debiti pubblici mondiali, americani inclusi. La Cina e la Russia potrebbero accettarlo, ma qualche fetta di potere nella gestione dell’ordine mondiale si dovrà pur cederla in cambio.

 

(2- fine)

 

 

(I grafici sono tratti dalla presentazione del libro di Jim Rickards “The death of money”)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
16/11/2014 - commento (francesco taddei)

perché i padri invece di chiedere più spesa, che pagheremo noi figli (anzi, che stiamo già pagando) non fanno un taglio e ripagano i loro debiti?