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FINANZA/ Le "bacchettate" a Renzi che spiegano la recessione italiana

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Avere millantato sgravi fiscali (quelli sull’Irap per i nuovi assunti sono in gran misura illusori) mentre la pressione tributaria e contributiva aumentava (anche ragione degli incrementi a imposte indirette, accise e tributi locali). In aggiunta, come ci è stato ricordato al G-20, ci siamo dotati di uno dei sistemi tributari più complicati al mondo, con la gioia di elusori ed evasori (da maglie complesse è più facile scappare che da meccanismi semplici e trasparenti), affidando la tassazione sull’edilizia residenziale a coloro che avevano escogitato quella Dit (Dual Income Tax) di funesta e funerea memoria. Con i risultati sotto gli occhi di tutti.

Avere aggravato il futuro dei giovani con una tassazione dei fondi pensione e degli accantonamenti previdenziali (quali il Trattamento di fine rapporto) che non ha eguali in nessun Paese al mondo (altra notazione fatta a Brisbane, non da canguri, ma da esperti tributari).

Avere bloccato i programmi di privatizzazione (che, secondo l’Osservatorio internazionale Cardinal Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa, dovrebbe iniziare da quella della Rai) e di liberalizzazioni iniziati dai Governi precedenti.

Che augurarsi? Che Matteo Renzi abbia avuto il tempo e il modo di andare a un servizio religioso alla Cattedrale di Saint Stephen a Brisbane e chiesto consiglio a uno dei Padri in servizio in una delle Chiese e dei centri culturali più importanti del Bacino del Pacifico.

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