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SPY FINANZA/ Ecco i numeri che spaventano Ue e Italia

Pubblicazione:giovedì 20 novembre 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

È vero, l’Italia, quarta economia europea, è per le banche tedesche solo sesta per volume di investimenti: l’esposizione in attività italiane valeva 269 miliardi di dollari all’inizio del 2008, era crollata a 125 miliardi nella fase più drammatica della crisi nel 2012, mentre oggi è ai minimi di 124 miliardi di dollari (99,5 miliardi di euro). Anche le posizioni tedesche in Spagna, Irlanda o Portogallo - i paesi che per qualcuno, ad esempio proprio Repubblica, sarebbero in ripresa più o meno forte - si sono ridotte o sono rimaste ai minimi dal 2012. Ma va, roba da non credere! Ironia a parte, nessuno, infatti, in coscienza poteva pensare che i tedeschi credessero davvero alla bufala della periferia dell’Ue che tornava a essere appetibile e quindi degna di una scommessa sul debito pubblico (con gli yield ai minimi artificiali, poi, il gioco non vale nemmeno più la candela del carry trade, almeno per giganti come Deutsche Bank e Commerzbank che hanno desk di trading degni dei migliori fondi speculativi), basti guardare i tassi di disoccupazione dei vari Paesi del Sud per capire che gli spread bassi sono garantiti da una sola cosa, gli acquisti delle banche dei vari paesi. Ovvero, i greci comprano bond greci (i fondi Usa, infatti, hanno comprato solo covered warrants), i portoghesi bond lusitani, gli spagnoli iberici e gli italiani Btp e Bot: lo sanno tutti, da sempre ma la favoletta della ripresa in atto era troppo carina da vendere alla gente per trattarla per ciò che in realtà è, una bugia. Anche un po’ criminale.

È bastato infatti che la troika dicesse chiaro e tondo alla Grecia che dovrà tagliare dal suo bilancio altri 3 miliardi di dollari nel 2015, ponendo l’8 dicembre come data per acconsentire altrimenti addio nuova tranche di aiuti, per far schizzare il decennale greco all’8,28% di yield l’altro giorno: pochi mesi fa, quando sembrava che tutto fosse risolto, aveva toccato il minimo post-crisi del 5,5%. Questo per farvi capire che ci vuole poco, davvero poco per vedere il differenziale del nostro Btp verso il Bund pari scadenza dire addio a quota 150 e volare verso lidi più allineati verso le nostre condizioni macro: poco davvero.

Ci sono almeno tre variabili da prendere in considerazione: primo, le decisioni della Fed sui tassi di interesse; secondo, l’esito del voto anticipato di dicembre in Giappone, che potrebbe influire pesantemente sul Qe 2.0 voluto da Shinzo Abe; terzo e più direttamente legato a noi, il bluff di Mario Draghi. E questo punto sta diventando davvero caldo, se l’altro giorno Standard&Poor’s è entrata a gamba tesa sul piano di stimolo monetario della Bce da un triliardo di euro, di fatto giudicandolo insufficiente nella cifre e negli indirizzi d’uso. Per l’agenzia di rating, il programma di prestiti a tasso zero verso le banche (Tltro) non potrà generare uno stimolo netto superiore ai 40 miliardi di euro, una volta che i vecchi prestiti saranno ripagati come impongono le clausole regolatorie.

Per il capo economista per l’Europa, Jean-Michael Six, «i rischi di una terza recessione per l’Ue stanno aumentando, la Bce ha un’ultima freccia al suo arco ed è la manovra di Quantitative easing per ristabilire il trend di crescita della massa monetaria M3. La banca centrale europea si sta muovendo in un territorio molto pericoloso, la sua stessa credibilità è a rischio se azzarderanno ancora ma a questo punto è necessario». Che farà Draghi? Da sempre vi dico che prima o poi il bluff messo in campo quando disse che la Bce era pronta a fare tutto quanto necessario per salvare l’euro troverà qualcuno pronto a venirlo a vedere e l’uscita dell’altro giorno non aiuta: certo, si è parlato della possibilità di acquisti anche di titoli sovrani come opzione, ma soltanto come ulteriore mossa all’interno di un mix di acquisti di altri assets, spesso inutili come gli Abs, quindi non certo in quantitativo necessario per stimolare l’economia con iniezioni reali di liquidità.

Analisti di varie provenienza parlano chiaramente di acquisti da ampliare almeno fino a 2,2 triliardi di euro soltanto per bond bancari e sovrani, ma su questa ipotesi gravano le sentenze della Corte europea sugli acquisti di titoli italiani e spagnoli compiuti dalla Bce nel picco della crisi e della Corte costituzionale tedesca sulla liceità stessa del programma Omt: insomma, come al solito l’Europa è spaccata e incapace di parlare con una voce sola. Sapete come la penso rispetto all’eccessivo interventismo delle banche centrali ma occorre ammettere due cose, ovvero che ormai la situazione che la Bce si trova a fronteggiare rasenta la disperazione e che solo la storia potrà dirci quali e quanti danni avranno creato i vari cicli di Qe al netto della loro capacità di evitare un’ecatombe immediata.


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