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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Ecco i numeri che spaventano Ue e Italia

Non bisogna farsi ingannare dal leggero miglioramento degli impieghi delle banche italiane. La situazione, spiega MAURO BOTTARELLI, è ancora preoccupante per tutta l’Europa

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Alleluja, alleluja, continua a migliorare la dinamica dei prestiti bancari! Peccato che, contestualmente, a peggiorare - e con ritmi da mani nei capelli - sia la qualità del credito, ovvero incagli e sofferenze che stanno tramutando le banche italiane in bombe a mano senza spoletta. Ma si sa, gli stress test sono andati bene quasi per tutti. A ottobre gli impieghi delle banche italiane hanno registrato una flessione dell’1,9% rispetto al -2,2% del mese precedente e al -4,5% di novembre 2013, quando aveva raggiunto il picco negativo.

Dal rapporto mensile dell’Abi è emerso che lo scorso mese l’ammontare dei prestiti bancari alla clientela è stato pari a 1.814,9 miliardi di euro, quasi 117 miliardi in più rispetto all’ammontare complessivo della raccolta: 1.698 miliardi di euro, in calo di 34,8 miliardi su base annua (-2,01%; -0,8% rispetto a settembre di quest’anno e +0,2% rispetto a ottobre 2013). Non è cambiata, invece, la fotografia della cattiva qualità del credito per effetto della lunga crisi economica. Le sofferenze sono infatti salite anche a settembre: quelle lorde sono risultate pari a quasi 177 miliardi di euro, 2,9 miliardi in più rispetto ad agosto di quest’anno e circa 32,3 miliardi in più rispetto a fine settembre 2013, segnando un incremento annuo del 22,4%.

Il rapporto sofferenze lorde su impieghi è risultato pari al 9,3%, il massimo da giugno 1998, ovvero da quando è iniziata la rilevazione. Il valore ha raggiunto il 15,6% per i piccoli operatori economici (13,2% a settembre 2013; 7,1% a fine 2007), il 15,4% per le imprese (12% un anno prima; 3,6% a fine 2007) e il 6,7% per le famiglie consumatrici (6,2% a settembre 2013; 2,9% a fine 2007). Anche le sofferenze nette hanno registrato a settembre un aumento, passando da 79,5 miliardi di agosto a 81,4 miliardi. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,5% dal 4,41% di agosto (3,85% a settembre 2013; 0,86% prima dell’inizio della crisi).

Bene, sapete cosa vuol dire questo, alla faccia di quella farsa senza fine degli stress test? Che con circa 400 miliardi di titoli di Stato in pancia, il nostro sistema bancario è semplicemente una pentola a pressione pronta a esplodere. Quando? Semplice, quando gli investitori capiranno che la Bce non interverrà con un Qe in piena regola e allora l’assalto alla diligenza dello spread potrà cominciare. E non fatevi spaventare da quanto scritto l’11 novembre su Repubblica e citato come allarmante da una serie di politici dalle dubbie capacità cognitive ospiti in vari talk-show, ovvero che l’élite bancaria in Germania ha continuato ad alleggerire la sua esposizione al rischio di un crac a Roma o di rottura dell’euro.