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GEO-FINANZA/ Ue e Italia, i "colpi a salve" nel nuovo risiko mondiale

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Intanto, sono falliti i negoziati tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo per l’approvazione del budget Ue per il 2015. La Commissione, peraltro già fortemente criticata dalla Corte dei Conti per “errori e gravi violazioni delle regole contabili”, chiede 5 miliardi in più ai governi che hanno risposto un secco no. Senza questo budget supplementare la Commissione non potrà pagare molti dei contratti in essere, incautamente contabilizzati in deficit.

Il mondo sta cambiando rapidamente, ma l’Ue e il suo Draghi continuano nella favola incantata. Infatti, dalla Russia apprendiamo che sulle forniture di gas concesse fino ad aprile all’Ucraina si aspetta ancora che qualcuno (l’Ue?) paghi il conto in anticipo. Contemporaneamente la Russia e la Cina raddoppiano i legami commerciali bilaterali e insieme hanno creato l’embrione di un sistema finanziario alternativo al Fmi/Banca mondiale. Inoltre, dall’Iran riceviamo segnali che la Russia fornirà 8 nuove centrali nucleari non appena sarà raggiunto - il 24 novembre - l’accordo salva-faccia sul nucleare iraniano. Mentre l’Iran pensa seriamente di accedere allo Sco e al sistema economico russo-cinese, l’Arabia Saudita e la Turchia intendono dividersi le spoglie di quel che gli europei chiamarono Medio Oriente e pensano anche loro a dotarsi di capacità nucleare (civile, beninteso). A questi paesi si aggiunge Israele che, nonostante la diversità religiosa, vuole essere parte di un triumvirato per la spartizione del Medio Oriente, risolvendo, al passaggio, la questione palestinese in modo definitivo. In questo caos generale, l’Ue non sa far altro che parlare di pace e di diritti.

Sulle scelte dei vari leader mondiali che si stanno pre-posizionando in questo caos creato dall’indebolimento americano si può essere critici e facilmente in disaccordo, ma certamente senza una strategia europea - cosa praticamente impossibile - l’Ue è destinata alla marginalizzazione. Un’azione simile si può fare per l’Italia per la quale non a caso Limes ha titolato il suo ultimo numero “Quel che resta dell’Italia”. Ma anche in Italia, come a Bruxelles, abbiamo ancora cantastorie incantati che raccontano dell’ottimismo necessario per avere un futuro migliore. Beati loro!

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