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GEO-FINANZA/ Ue e Italia, i "colpi a salve" nel nuovo risiko mondiale

Il mondo sta cambiando rapidamente, specialmente nell’aria asiatica e in Medio Oriente. L’Europa e l’Italia, spiega PAOLO RAFFONE, sembrano però impegnate in cose futili

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Una buona notizia arriva dal G20. Il famigerato accordo “segreto” per il commercio e gli investimenti transatlantici (Ttip) slitta alla fine del 2015, ha dichiarato Obama. Per il resto il summit ha confermato la potenza economica crescente della Cina e le difficoltà dell’Occidente. La tanto decantata ripresa “vigorosa” americana si legge solo nei numeri di Wall Street ma non si traduce in economia reale e la classe media è sfiduciata. Quanto all’Unione europea, tutti nel consueto ordine sparso al G20, con Draghi che annuncia il solito “trucco” dell’imminente acquisto di debito pubblico da parte della Bce. Borse europee in reazione positiva, ma dalla Germania arrivano crescenti timori che Draghi non sia più la persona giusta alla guida dell’eurozona. Alle ottimistiche parole di Draghi che si autocompiace perché “abbiamo una politica monetaria comune, con regole di bilancio comuni, ora con una unione bancaria e una vigilanza bancaria comune e presto con un mercato di capitali comune”, la Germania non ha risposto ma ragiona seriamente su un modello di eurozona diviso in due aree.

Qualche giorno fa il britannico The Guardian ha titolato che “La Lira sta per tornare”. Con un Pil del 10% più basso del 2008 e un’evidente situazione di stagnazione e isteria sociale, l’Italia vive una situazione pre-rivoluzionaria appena mascherata dalle costanti comparse televisive del premier Renzi che recita il solito copione delle riforme panacea di tutti i mali. Finanche l’anziano garante - il presidente Napolitano - ha gettato la spugna annunciando che si dimetterà poco dopo la fine del 2014. Al suo posto si sono affacciati una pletora di “candidati” talmente leggeri che la loro ombra è invisibile, cosa che è gradita a Renzi che di ombra vuole solo la propria.

I candidati che smentiscono, ma sono i più seri, sono Romano Prodi, Giuliano Amato e Mario Draghi. Il primo sarebbe forse una buona scelta per il Paese, ma né Renzi né Berlusconi lo vogliono, inoltre è troppo amico di Russia e Cina, cosa sgradita a Washington. Il secondo è il sempreverde “dottor sottile” che è preferito da Napolitano ma temuto da Renzi, anche se forse potrebbe accettarlo come garante dell’ignobile patto del Nazareno. La moneta di scambio sarebbe la “grazia” a Berlusconi che Napolitano potrebbe concedere prima di andarsene in cambio dell’elezione dell’amico Amato. Invece, il terzo, Draghi, è il preferito della Merkel, che oltre a liberare la Bce avrebbe in Italia un garante dell’ordoliberismo teutonico. Tra l’altro questa scelta piacerebbe, come la seconda, anche agli americani.

In tutto questo a Bruxelles continua il solito circo del circolatorio Schuman, con un debolissimo Juncker che annuncia piani di rilancio dell’economia con solo 300 miliardi provenienti dal budget comunitario e dalla Bei, ma come dice lui anche da investimenti privati. Ma di fronte a queste panacee, il leader liberale Verhofstadt ha già presentato il suo piano per 700 miliardi basato su tre pilastri: un fondo Ue per gli investimenti, agevolazioni fiscali per famiglie e Pmi, completamento del mercato unico. “Si tratta di uno schema che attrarrà molti investimenti”, ha dichiarato. Per tutto il resto si continua a discettare del nulla cosmico che è sintetizzato dalla parola inglese “comprehensive”, che vuol dire largamente inclusivo. Così tutti i piani e programmi sono “comprehensive”, ma nella sostanza sono ancora gli stessi dei primi anni ‘90.