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IL CASO/ Altro che Germania, la ripresa per l’Italia è in Spagna

In passato la Germania è stata presa come modello per riformare il mercato del lavoro. Meglio sarebbe, però, prendere come riferimento la Spagna. GIUSEPPE SABELLA ci spiega perché

Mariano Rajoy (Infophoto) Mariano Rajoy (Infophoto)

Nel dibattito che ha preceduto l’approvazione della riforma Fornero - che per la prima volta metteva mano all’articolo 18 introducendo la possibilità di indennizzare, invece che reintegrare, in caso di licenziamento economico ritenuto illegittimo dal Giudice - in modo molto furbo qualche autorevole voce sindacale aveva introdotto la dicitura “modello tedesco”, riferendosi al fatto che anche in Germania è previsto il reintegro in caso di licenziamento illegittimo.

Ciò è vero, in Germania la normativa sui licenziamenti individuali è regolamentata nel Kündigungsschutzgesetz (il cosiddetto Employment protection act) introdotta nel 1951, rivista sostanzialmente nel 1966, e successivamente riformata fino all’ultima versione del 2008 (che ha introdotto la soglia di applicazione della legge passando da imprese con più di 5 dipendenti a imprese con più di 10 dipendenti). Secondo tale normativa, il datore di lavoro, nel caso in cui il Giudice (Arbeitsgericht) abbia valutato il recesso come illegittimo, dovrà reintegrare il lavoratore, salvo facoltà per il Giudice stesso (e applicata nella stragrande maggioranza dei casi concreti) di verificare caso per caso che questo non turbi gli equilibri economici e sociali dell’impresa (in tal senso è onere dell’impresa dimostrare che il reintegro non sarebbe praticabile: per mancanza di utilità in azienda, ovvero per una mancanza di possibilità di ricostruire il rapporto tra datore di lavoro e dipendente): in tal caso il reintegro sarà sostituito da un’indennità da 12 a 18 mensilità.

A parte che il reintegro non è quindi coatto ed è grandemente frequente l’uso dell’indennizzo, va rilevato che in Germania il sistema produttivo è completamente diverso (molto presente la grande impresa, in Italia il 98% è fatto di Pmi) e che, in secondo luogo, le stesse relazioni sindacali sono molto più partecipative che da noi. Per non parlare, come si evince, di un Tribunale del lavoro più efficiente e più rispettoso dei valori dell’impresa. Quando furbescamente si è iniziato a parlare di “modello tedesco”, ci sono cascati tutti; nessuno che abbia rilevato autorevolmente le differenze che abbiamo appena visto.

Con il Jobs Act al varo, si inizia oggi a parlare di “modello spagnolo”, e la cosa appare molto sensata. E non solo per una questione prettamente lavoristica. L’ipotesi in gioco è quella di introdurre - proprio come in Spagna - un indennizzo più alto al posto del reintegro per quel che riguarda il licenziamento disciplinare. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro sarà quindi limitato ai licenziamenti nulli e discriminatori e «a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato». Per i licenziamenti economici viene esclusa la possibilità del reintegro nel posto di lavoro prevedendo «un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio». La Spagna ha un sistema produttivo molto simile al nostro. Consideriamo che nel 2011 era sull’orlo del default e che, con qualche significativa riforma strutturale, la situazione si è ripresa. Negli ultimi trimestri il Pil si conferma in crescita dello 0,5% circa.