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FINANZA/ 2015, una scintilla può far saltare l'Italia

Pubblicazione:sabato 22 novembre 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Il presidente dell’Eurotower si è dimostrato capace di grande mediazione, procedendo senza strappi, anche quando ha acquistato e sterilizzato titoli nel 2012, tra cui i 100 miliardi di euro di Btp rilevati dalla Bce dopo la crisi di Berlusconi del 2011. Draghi è arrivato al punto di dire che potrebbe considerare l’acquisto di titoli pubblici, una frase che sfida il divieto di monetizzazione del debito pubblico che è al cuore dello statuto della Bce e dei trattati Ue. Questi fattori confermano che Draghi è un pilastro sostanziale, e invece che indebolirlo i leader dell’Europa meridionale dovrebbero difenderlo in quanto il presidente della Bce ha ottenuto molto di più di quanto ha fatto la politica.

 

Il Quantitative easing in Europa potrebbe funzionare?

La Banca dei regolamenti internazionali (Bri) ha pubblicato i paper di un incontro che si è tenuto a maggio esattamente su questo problema. Mi ha colpito l’intervento di Francesco Papadia della Bce, un italiano, secondo cui quanti chiedono che la banca centrale si scateni in acquisti per fronteggiare la crisi non vedono che gli effetti del Quantitative easing sono molto diversi contesto per contesto. Sempre per Papadia, chi chiede alla Bce di fare quanto fanno le altre banche centrali si dimentica che noi abbiamo dei vincoli che altri non hanno.

 

Perché allora negli Usa la ricetta delle politiche espansive è stata efficace?

Perché il Quantitative easing ha sostenuto i prezzi degli asset finanziari. Quasi i due terzi delle famiglie americane partecipano al mercato finanziario, cioè hanno titoli e obbligazioni. Il Quantitative easing della Fed aveva quindi anche un effetto di innalzamento di una quota dei redditi disponibili delle famiglie a fronte del fatto che la quota da lavoro scendeva.

 

Quali sono invece le differenze del sistema economico europeo?

Nel contesto bancocentrico dell’Europa, dove la partecipazione al mercato finanziario è estremamente più bassa, un Quantitative easing avrebbe effetti molto bassi sui renditi disponibili delle famiglie. L’Italia ha bisogno di interventi che alzino strutturalmente la partecipazione al mercato del lavoro e tentino di affrontare il problema di un reddito disponibile delle famiglie sceso in termini reali del 15%. Insomma, ciò di cui ha bisogno l’Europa non c’entra nulla con il Quantitative easing.

 

(Pietro Vernizzi)



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