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FINANZA/ 2015, una scintilla può far saltare l'Italia

Per OSCAR GIANNINO, il rischio è che nel 2015 una banca o un hedge found si trovino in difficoltà e che basti una scintilla sistemica perché le reazioni del mercato si accentrino sull’Italia

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

“La situazione dell’inflazione nell’Eurozona è diventata sempre più difficile”. Lo ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, nel corso di un convegno a Francoforte, per poi aggiungere di ritenere “improbabile” una ripresa più forte. Il governatore ha aggiunto che l’Eurotower farà “tutto quello che dobbiamo fare per alzare l’inflazione e le aspettative d’inflazione il più velocemente possibile”. Ne abbiamo parlato con Oscar Giannino, giornalista economico.

 

La situazione è davvero così grave come dice Draghi?

La locomotiva tedesca non sta tirando e ciò fa la differenza rispetto alle attese. I conti fatti quest’anno su quanto perdurasse un buon traino dell’export sono stati ridimensionati dalla crisi russa e dal rallentamento dei Paesi emergenti. Il patto di governo della Germania prevedeva e ha attuato misure di sostegno alla domanda interna, ma tutto ciò non basta.

 

Quali sono state le conseguenze?

Nel 2014 l’Europa è tornata a essere il grande problema agli occhi di tutto il mondo. Un passo indietro notevole, se si pensa che nel 2012 e nel 2013 Draghi aveva ottenuto grande consenso e riconoscenza, perché l’intervento annunciato dalla Bce rispondeva all’inerzia della politica. Siamo andati avanti un anno e mezzo grazie all’effetto taumaturgico sui mercati delle parole di Draghi. Nel frattempo però anche quest’arma è diventata spuntata, perché oggi le parole di Draghi, anche rispetto alle difficoltà dell’Europa, hanno un effetto sui mercati che si misura in termini di minuti.

 

Che cosa rischiamo nei prossimi mesi?

Il rischio è che nel 2015 una banca o un hedge found si trovino improvvisamente in difficoltà, e che basti una scintilla di tipo sistemico perché le reazioni del mercato si accentrino sui Paesi più deboli dell’Europa e in particolare sull’Italia. Il nostro Paese è esposto in prima fila in una elevatissima finestra di rischio e le parole di Draghi riflettono questa giusta preoccupazione. L’Italia è il Paese più esposto in assoluto: più di Spagna, Grecia e Portogallo.

 

La strategia di Draghi mira solo a prendere tempo?

Nel 2012 Draghi ha comprato tempo e lo ha regalato alla politica. Quest’ultima avrebbe dovuto utilizzarlo per riflettere sulle regole del Patto europeo e per introdurre criteri nuovi. Comprare tempo, rispetto a effetti sui mercati che possono essere molto accelerati, è un merito straordinario. Draghi ha inoltre abituato la Bce ad andare avanti con voti a maggioranza e con i tedeschi che molto spesso votavano contro. Ciò con il suo predecessore Trichet sarebbe stato impensabile. Draghi cioè ha abituato la Bce ad assumere decisioni con una regola che nell’Europa politica sarebbe impraticabile.

 

Quali sono state le doti che hanno permesso ciò a Draghi?