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FINANZA E POLITICA/ Dal Giappone l'allarme sul "virus" che può mettere in ginocchio l'Italia

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E a proposito di Stato, qualcuno potrebbe pensare che il Giappone, che ha un deficit/Pil al 10%, abbia una spesa pubblica superiore a quella italiana. Invece no, perché nel Bel Paese supera il 50% del Pil, mentre nel Paese del Pacifico è intorno al 42%. Anche questo è ovviamente il frutto di scelte pubbliche. Come, ad esempio, il fatto che la sanità in Giappone non è interamente gratuita (anche se nemmeno in Italia poi di fatto lo è), ma richiede un 30% circa ai cittadini, i quali sono obbligati a una copertura assicurativa (spesso pagata dalle aziende per cui si lavora, come negli Usa). Ovviamente esistono anche dei sussidi per i meno abbienti.

C’è chi potrebbe pensare che tutto questo avviene perché i giapponesi sono meno degli italiani (quindi il sistema sarebbe più sostenibile dato che si è in di meno): è invece no, perché loro sono 127 milioni, più del doppio degli abitanti della penisola mediterranea. Questo in parte spiega anche perché lì si riesca a produrre molta più ricchezza: il Pil è stato pari a poco meno di 5mila miliardi di dollari nel 2013 e ha sfiorato i 6mila nel 2011 e nel 2012 (in Italia negli ultimi anni si aggira intorno a 2mila miliardi).

I punti di contatto tra i numeri di Italia e Giappone sono quindi nel salario medio per lavoratore (nel 2012: 34.561 dollari in Italia, 35.405 in Giappone), nel tasso di fertilità (1,42 in Italia, 1,41 in Giappone, sempre nel 2012 - anche se va ricordato che i flussi di immigrazione nel Paese del Sol Levante sono decisamente più ridotti e selettivi) e nel progressivo invecchiamento della popolazione (più accentuato in Giappone, dove gli over 65 nel 2013 erano il 25,1% degli abitanti, mentre in Italia il 20,8% - ma anche qui l’immigrazione ha il suo peso).

Chi, allarmato, segnala che l’economia italiana rischia di fare la fine di quella giapponese, forse dovrebbe guardare alle industrie, alle infrastrutture e alle tecnologie presenti nel Paese nipponico (basti pensare che la popolazione riesce a convivere con continui sismi) per rendersi conto che l’economia del Bel Paese ha ben più di un decennio perduto. E che il vero problema è il fatto che l’Italia, se si ammala del “virus della deflazione” (ben noto in Giappone), rischia grosso. E in questo senso una lezione importante il Paese del Sol Levante la dà a livello di politiche economiche: immettere liquidità nel sistema (come fatto dalla Banca centrale nipponica, e come si auspica che faccia anche la Bce contro la deflazione) non serve se poi si aumentano le tasse. Le scelte hanno quindi delle conseguenze sui numeri. E per capire meglio perché bisogna parlare delle aspettative: lo faremo in un prossimo articolo.

 

(1- continua)

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