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SPY FINANZA/ Il risiko dell'oro che pone una domanda sull'Italia

Le decisioni di Olanda e Germania circa le loro riserve auree pongono delle domande sull’oro detenuto dall’Italia. Vediamo quali nell’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Lungi da me, mi conoscete troppo bene, negare le problematiche macro della periferia dell’eurozona e in particolare dell’Italia, ma noto come la grande stampa continui a ignorare fatti di enorme importanza - e che meriterebbero grande preoccupazione - nella cosiddetta Europa core, ovvero il Nord germanocentrico dell’Unione. Oggi vi parlerò di due casi e di due paesi, storicamente molto legati tra loro: Belgio e Olanda. Il primo, infatti, nel silenzio generale dei media mainstream, è entrato di diritto nella lista nera dell’Ue a causa delle sue dinamiche di debito oramai quasi fuori controllo.

L’agenzia di rating Fitch ha diramato un’allerta downgrade per l’economia del Paese, sottolineando come l’avanzo primario sia ormai completamente evaporato, a fronte invece di una ratio debito/Pil che il prossimo anno arriverà a quota 106,9%. Stando infatti alla nuova regolamentazione per il conteggio del Pil, denominata Esa2010, il Belgio è decisamente più povero e instabile di quanto non fosse prima, con la ratio debito/Pil salita del 3,3% del Pil overnight, in netto contrasto con paesi come Irlanda, Gran Bretagna e Finlandia che hanno visto i carichi dei loro debito calare e la voce ricchezza aumentare. Fitch ha inserito il Belgio in “negative watch”, il passo antecedente il possibile downgrade e decisamente fuori linea rispetto ai Paesi con rating AA - come Bruxelles, appunto - nel mondo, dove la radio media del debito è del 37%: «Le dinamiche del debito pubblico sono deteriorate a causa dell’indebolimento della crescita del Pil e delle performance fiscali in peggioramento», ha scritto l’agenzia nel suo report.

Nonostante questo, miracoli delle banche centrali e del Qe, a inizio novembre il rendimento del decennale belga aveva toccato il minimo di 1,07%, di fatto flirtando con lo yield del Bund di pari durata: quanto aspetteranno i mercati prima di rivedere quel giudizio stante i dati macro reali e sottostanti? Il Belgio, infatti, è intrappolato in una spirale del debito esattamente identica quella degli Stati della periferia, un mix tossico di crescita praticamente a zero, bassissima inflazione e conseguente traiettoria di debito fuori controllo, visto che la ratio debito/Pil nel 2013 era del 99,7%.

La Commissione europea ha stimato la crescita belga per quest’anno e per il 2015 allo 0,9%, troppo bassa per stabilizzare uno stock di debito di quel genere e oltretutto con i prezzi al consumo che sono in deflazione da otto mesi di fila, una volta aggiustato il dato al carico fiscale.

Sempre in base ai calcoli della Commissione, la ratio debito/Pil toccherà il 107,8% entro il 2016, con il rischio di un dato peggiore se l’Ue subirà - come pare temere ora anche lo stesso Mario Draghi - uno shock deflazionistico: signore e signori, nello scenario dello stress test il Belgio, quindi, sta molto peggio dell’Italia, motivo per cui il ministro Padoan pochi giorni fa ha definito la nostra ratio debito/Pil una delle più sostenibili nell’eurozona. Ed è vero. Anche perché, nonostante avesse superato meglio di altre la fase recessiva di picco dopo l’evento Lehman Brothers, ora l’economia belga è in netto rallentamento, avendo perso competitività a causa dei costi del lavoro più alti e della minore produttività, come ci mostrano questi due grafici