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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Obama e Francesco, gli "assist" per una nuova Europa

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Ma è sul piano economico che Obama ha pagato un prezzo politico alto senza neppure rendersi conto che le sue politiche monetarie e fiscali stanno portando allo stremo molti paesi dell’Unione europea, oltre a creare pericolose tensioni con la Russia, l’Iran e in modo più felpato con la Cina. Dopo sei anni e mezzo di presidenza dell’afroamericano non si può tacere il suo plateale fallimento che lascia un mondo in subbuglio, un Occidente frantumato e senza leadership, e un’Ue al bordo del collasso.

Sul fronte interno, la sua eredità è di una società ancor più stratificata socialmente con una forte polarizzazione delle identità socio-culturali che non potranno che spingere verso l’estremizzazione della politica americana. Tutto ciò non è colpa dell’asse del male, degli Ayatollah, degli ignavi europei, del risoluto Putin o dell’imperturbabile Xi. Lo specchio di questo disastro riflette nitida una sola immagine: Obama.

Innumerevoli sono stati i richiami di papa Francesco contro la guerra - ricordiamoci che ha persino paventato scongiurandola la Terza guerra mondiale - ma anche contro le diseguaglianze, l’ingiustizia sociale ed economica e le gravi e crescenti offese della dignità umana. Nella sua visita alle 28 delegazioni politiche del Parlamento europeo e ai 53 delegati diplomatici riuniti nel Consiglio d’Europa, il Pontefice non ha usato mezze parole che sono sintetizzate nella sua denuncia della “globalizzazione dell’indifferenza che nasce dall’egoismo, frutto di una concezione dell’uomo incapace di accogliere la verità e di vivere un’autentica dimensione sociale”.

Una potenza morale che richiama i momenti più fecondi del pontificato del beato papa Paolo VI nel pieno della Guerra fredda. Ecco altri stralci: “I grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici. Si ricava un’impressione generale di stanchezza e di invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace”; “accanto al processo di allargamento dell’Unione europea è andata crescendo la sfiducia dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose”; “si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico. L’essere umano rischia di essere ridotto a un semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare”; “è tempo di favorire le politiche di occupazione ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento”. “(occorre) reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato del lavoro con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori”; “quando ci fermiamo nella situazione conflittuale perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà, fermiamo la storia e cadiamo nei logoramenti interni di contraddizioni sterili. Purtroppo la pace è ancora troppo spesso ferita. Lo è in tante parti del mondo, dove imperversano conflitti di vario genere. Lo è anche qui in Europa, dove non cessano tensioni. Quanto dolore e quanti morti ancora in questo continente, che anela alla pace, eppure ricade facilmente nelle tentazioni d’un tempo! È perciò importante e incoraggiante l’opera del Consiglio d’Europa nella ricerca di una soluzione politica alle crisi in atto”.