BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

GEO-FINANZA/ Obama e Francesco, gli "assist" per una nuova Europa

L’indebolimento della politica degli Stati Uniti rappresenta un’ottima occasione per l’Ue, viste le sfide che ha di fronte ricordate da papa Francesco. L’analisi di PAOLO RAFFONE

Infophoto Infophoto

La vera notizia risale a sabato 21 novembre, quando il New York Times ha riferito che Obama ha autorizzato l’estensione della presenza delle truppe americane in Afghanistan fino al 2024. Una notizia enorme ma data in sordina, nel disinteresse complessivo degli addormentati europei ma notata da Russia, Cina e India, oltre che dalla Santa Sede. Con un ordine presidenziale all’apparenza segreto, Obama ha ribattezzato la missione militare in Operation Resolute Support che include la collaborazione militare con il Pakistan nella guerra ai Talebani.

Questa decisione adottata da Obama su pressione delle sempre più potenti lobby americane pro guerra contraddice la solenne promessa fatta di ritirare entro il 2014 i 9800 soldati americani dall’Afghanistan. Si capisce così perché nelle 48 ore successive il Segretario di stato alla difesa, il capo del Pentagono Chuck Hagel, ha rassegnato le sue dimissioni che Obama ha travestito in una saga farcita dalla più bolsa retorica eccezionalista che orecchio umano abbia inteso dai tempi del primo Roosevelt.

Nelle stesse ore i negoziati sul nucleare iraniano sono di fatto falliti per l’indisponibilità americana ad affrontare la realtà con la necessaria disponibilità politica. A tutti è convenuto un rabberciato annuncio di estensione dei negoziati, per 4 mesi per raggiungere una fantomatica “cornice politica” e per 7 mesi (giugno 2015) per raggiungere un accordo sui dettagli del nucleare iraniano. Salvo fatti politici di portata tale da spostare l’attuale aggressività delle potenti lobby americane, l’ipotesi di un accordo con l’Iran è impossibile da raggiungere.

L’indeciso Obama, forte anche della sua incompetenza in politica estera e di sicurezza, dopo aver sonoramente perso le elezioni di midterm ha deciso di spostare nel tempo tutti i problemi che in parte ha egli stesso contribuito a creare: a Brisbane (Australia) ha annunciato che il famigerato Ttip slitta a fine 2015 (quindi passerà tutto alla prossima Amministrazione); con la Russia continua a provocarne la reazione militare armando i confini baltici ma soprattutto fornendo armi al governo ucraino, sperando che la reazione russa arrivi solo dopo il 2015; con l’Isis continua le mezze misure lasciando campo libero alle azioni saudite-israeliane e alle contromisure russe e iraniane oltre che turche; sulla Libia non si sente da mesi una parola di Obama; sui falliti negoziati tra Israele e la Palestina, Obama non si espone e lascia campo libero all’incompetenza europea e di alcune componenti nazionali che si lanciano in insostenibili riconoscimenti.