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SPY FINANZA/ Gli "avvoltoi" pronti a colpire l'Ucraina

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Che farà ora Kiev? Pagherà i creditori o terrà i soldi per comprare armi per difendersi e importare beni, stante un collasso dell’export e un debito estero pari al 75% del Pil? E i creditori stranieri, figli di quel capitalismo marcio in nome del quale si fa la guerra alla Russia, accetteranno di perdere i soldi dei loro investimenti speculativi sull’altare del regime di Kiev o come per Argentina e Grecia vorranno i coupon delle loro obbligazione pagati al 100%, pari passu come impongono le clausole del diritto britannico che le regolano? Insomma, vuoi vedere che gli alleati del fronte della libertà occidentale saranno i primi a sfruttare la situazione, prendendo dalla situazione ucraina tutto ciò che possono agguantare?

D’altronde la cosa non dovrebbe stupire, visto che è della scorsa settimana la dichiarazione informale della Banca centrale ucraina, per bocca di Valeria Gontareva, in base alla quale tutto l’oro del Paese sarebbe di fatto sparito. Dove è finito? In pegno al Fmi come collaterale ai prestiti? Alla Fed come garanzia per il supporto statunitense? No, è di ieri la notizia, contenuta in un comunicato ufficiale della stessa Banca centrale ucraina, che la sparizione dell’oro tale non è ma soltanto una «ottimizzazione delle riserve internazionali». Ovvero? Ovvero a settembre la Banca centrale ucraina ha, guarda caso, deciso di aumentare le sue riserve in dollari - «poiché la struttura della bilancia commerciale del Paese è denominata in dollari per il 70,3% e solo per il 15% in euro», scrive la Banca centrale nel comunicato - e come lo ha fatto? Vendendo il suo oro, proprio nel momento in cui il dollaro si apprezzava sui mercati a livelli che non si vedevano da anni! E poi dicono che i banchieri centrali sono dei pessimi traders. Inoltre, i dati sui nuovi assets delle riserve resi noti si basano sulla review fino a ottobre, quindi vi assicuro che non sto nella pelle in attesa delle nuove cifre di fine anno, viste le parole di Valeria Gontareva all’inizio di novembre.

Sarà, ma temo che Kiev finirà spennata come una gallina, altro che Argentina e Grecia. Nel frattempo, Vladimir Putin, da abile scacchista, aspetta la prima mossa, sia essa quella dell’Opec o dei creditori internazionali o del Fmi. E intanto si prepara a una guerra di lungo termine. Sì, ho detto guerra, se non lo aveste capito bene. Noi, invece, parliamo di articolo 18 e astensionismo elettorale.

 

(2- fine)



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