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FINANZA E POLITICA/ Ripresa e "compiti a casa", il bluff di Renzi per il 2015

Per ANTONIO MARIA RINALDI, quando Renzi dice che da gennaio nessuno in Europa ci dirà che cosa fare fa soltanto una promessa che cozzerà come al solito contro i diktat tedeschi

Angela Merkel e Matteo Renzi (Infophoto) Angela Merkel e Matteo Renzi (Infophoto)

“Dal primo gennaio nessuno potrà più dirci che dobbiamo fare i compiti a casa. Dopo riforme corpose punteremo al new deal europeo. E sulla flessibilità saremo più duri in Europa”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella riunione con gli europarlamentari di S&D. Ne abbiamo parlato con Antonio Maria Rinaldi, professore straordinario di Economia politica e docente di Finanza aziendale.

Davvero come dice Renzi è finito il tempo dell’assoggettamento dell’Italia ai diktat Ue?

Renzi è bravissimo a fare le dichiarazioni, ma poi fa il contrario di quello che dice. La sua è la solita annuncite cui siamo abituati. Si sta anche concludendo il semestre di presidenza Ue, che era stato enfatizzato inizialmente come un’opportunità eccezionale, mentre è passato in sordina senza che nessuno si sia accorto di niente. Renzi non vuole ammettere che per quanto la flessibilità sia in parte contemplata dai regolamenti Ue, di fatto ci è preclusa per decisione della Germania. La flessibilità inserita nei trattati non è una novità di adesso, esiste già da moltissimo tempo. Il fatto che mai nessuno sia riuscito a tradurla in pratica la dice lunga sulla volontà politica da parte dell’azionista di maggioranza, cioè Berlino.

Che cosa ne pensa del piano Juncker da 300 miliardi di investimenti presentato ieri al Parlamento europeo?

Il piano è una grandissima presa in giro. È stato scelto come bandiera per l’elezione di Juncker, ma nella sua configurazione pratica si tratta di una furbata. Da un punto di vista finanziario c’è un coinvolgimento minimo della Bei (Banca europea per gli investimenti), mentre la gran parte dei fondi deve venire dagli Stati membri e da privati. Poniamo che l’Italia ci metta di tasca propria 2 miliardi di euro: potrà scomputare quella somma dal deficit, ma non è detto che andrà a finanziare dei progetti nel nostro Paese. Mentre se l’Italia destina direttamente 2 miliardi a progetti interni non li potrà togliere dal computo del deficit. Con il piano Juncker è quindi possibile che spendiamo una determinata somma senza poi poterla utilizzare, in quanto andrà a finire agli investimenti in Polonia, Grecia, Portogallo o Spagna.

Secondo lei, come andava finanziato il piano Juncker?