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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "mega-subprime" che mette a rischio l'Europa

Ieri è stato presentato il Piano Juncker. Secondo MAURO BOTTARELLI, si tratta di un programma fondato su un artificio degno di un subprime, un enorme subprime basato sulla leva

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«Oggi l’Europa cambia pagina dopo anni passati a ristabilire la credibilità di bilancio e a promuovere le riforme». È stato questo l’inizio dell’intervento del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, nel presentare il suo piano di investimenti per i prossimi tre anni durante la seduta plenaria di ieri del Parlamento europeo a Strasburgo. Juncker ha precisato che il piano di investimenti rappresenta il modo di “chiudere il cerchio” insieme a riforme e disciplina di bilancio: «Spesso sento dire che serve denaro fresco, ma in realtà quello di cui abbiamo veramente bisogno è un nuovo inizio e nuovi investimenti. Non ci serve creare nuovo debito, ma possiamo usare l’abbondante liquidità del bilancio Ue», ha sottolineato Juncker, annunciando che «i contributi degli Stati membri al Fondo per gli investimenti non saranno conteggiati nel deficit e nel debito. Se uno Stato mette del capitale nel fondo per gli investimenti, non considereremo questo contributo nella valutazione che facciamo nel quadro del Patto di stabilità e crescita», ha spiegato Juncker. Che ha però aggiunto: «Non tradiremo le regole del Patto di stabilità e crescita che abbiamo tutti concordato».

I contributi degli Stati al fondo, che nascerà con una dotazione di 21 miliardi e poi, tramite l’effetto leva e il contributo degli investitori privati, dovrebbe arrivare a 315 miliardi, sono comunque volontari e verranno usati per progetti in tutti i paesi Ue sulla base di una selezione effettuata dalle autorità europee: lo scomputo non riguarda i finanziamenti che i Paesi faranno direttamente a favore di specifici progetti e questo significa, ad esempio, che i soldi dell’Italia finiranno nel calderone europeo e non è affatto detto che andranno a finanziare opere che coinvolgono direttamente la Penisola.

Bene, fin qui l’ufficialità. Ora diciamo la verità: sapete cos’è il piano Juncker in realtà? Un artificio degno di un subprime, un enorme subprime basato sulla leva. Insomma, il protettore degli evasori fiscali di tutta Europa basa il suo piano di sviluppo sull’ingegneria finanziaria, un sorta di Fausto Tonna della Parmalat all’ennesima potenza: non c’è una lira di capitale fresco e, tanto per gradire, se il nostro governo deciderà di fornire dei fondi di finanziamento - e state certi che lo farà - probabilmente questi serviranno per costruire un’autostrada in Spagna o rimettere a posto un porto in Grecia che poi si compreranno i cinesi. Accidenti che piano di sviluppo! Siamo alla disperazione keynesiana più totale, oltretutto con non pochi rischi per i contribuenti europei.

D’altronde, grazie all’opzione put di Draghi e del suo “whatever it takes” viviamo a Fantasilandia, dove un Paese in bancarotta come la Spagna può prendere a prestito denaro a dieci anni al tasso del 2%! Insomma, con 21 miliardi di capitale il piano Juncker è quello di utilizzare leva 15:1 per finanziare strade e ponti, di fatto ciò che non serve affatto perché all’eurozona serve denaro che circoli, credito che torni alle aziende per investire e dare lavoro, di fatto riattivando la dinamica dei consumi. Non serve un piano Marshall a livello europeo con progetti finanziati su venture capital, i quali però proteggono l’investitore privato ma non l’investimento statale da potenziali perdite. Oltretutto, la parte sostanziale dei 21 miliardi del piano Juncker non sarà cash ma sotto forma di garanzie degli Stati e il rimanente, circa 3,5 miliardi di euro, arriverà da fondi già esistenti della Banca europea per gli investimenti, la quale può offrire quel denaro per il semplice fatto che il suo stato patrimoniale è a sua volta garantito dagli stessi Stati che non cacciano un centesimo per il piano Juncker ma solo garanzie.