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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ I (nuovi) compiti a casa per Renzi e l'Italia

I nostri conti pubblici non sono stati bocciati dall’Ue. Ora ci sarà un nuovo esame in primavera. STEFANO CINGOLANI ci spiega come Renzi e l’Italia possono prepararsi fino ad allora

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

Matteo Renzi ha ottenuto quel che voleva: guadagnare tempo. Quanto tempo? Almeno fino a primavera. I conti pubblici dell’Italia non sono stati bocciati dall’Unione europea, anche se tutti si rendono conto che non tengono. Le cose vanno male anche per la Francia, il Belgio, la Spagna, il Portogallo, l’Austria e Malta, volendo isolare il caso speciale della Grecia. E Bruxelles non può punire mezzo continente. Jean-Claude Juncker ha altro cui pensare (i Luxleaks ci hanno fatto un favore, lo si è visto anche nell’intervista rilasciata al Financial Times) e soprattutto l’intera Commissione si presenta debole e divisa. Anche perché l’azionista di maggioranza, cioè la Germania, oggi ha le proprie rogne da grattare.

L’intera Eurolandia langue e gli ultimi dati dimostrano che la deflazione è ormai una realtà non più solo un rischio. Mario Draghi sta cercando di usare il bazooka, ma ancora non sa se potrà farlo davvero, vincendo la strenua resistenza della Bundesbank.

Alla luce di tutte queste variabili, prendere tempo non è una tattica sbagliata. In fondo è quella che hanno seguito anche gli altri paesi in difficoltà. Con una carta in più per l’Italia: una riforma del mercato del lavoro che la Francia non si sogna di mettere in agenda (il totem qui è l’articolo 18, a Parigi si chiama 35 ore). Lo “scalpo”, come dice la Camusso, non è ancora alla cintola di Renzi, però non è più sulla testa dello Statuto dei lavoratori.

Ma quanto tempo è riuscito a guadagnare il Governo italiano? Non molto per la verità, un centinaio di giorni o poco più, perché già a marzo, quando si tratterà di scrivere il prossimo Documento di economia e finanza, bisognerà mettere in cantiere misure più consistenti.

In primo luogo, dal lato dei tagli alla spesa pubblica (le coperture dei provvedimenti fiscali sono a dir poco aleatorie, basate su impegni e promesse, non su sforbiciate vere) e, in secondo luogo, sul versante degli stimoli alla crescita. Quel che conta per finanziare il debito è il tasso di sviluppo, è questo il dato che interessa ai mercati finanziari, non tanto lo stock assoluto del debito pubblico o il rapporto con il prodotto lordo. Decisiva è la capacità di pagare gli interessi e ciò dipende dal sovrappiù di prodotto annuo che allo stato attuale è attorno allo zero. Dunque, è evidente che i falchi europei sputeranno in primavera il rospo che hanno ingoiato in inverno.

Di qui a marzo che cosa potrà cambiare? In politica molto. Intanto perché ci sarà, come sembra probabile, un nuovo presidente della Repubblica, il quale potrà a quel punto anche sciogliere le Camere. Può darsi che ci si arrivi con una nuova legge elettorale e la riforma del Senato, può darsi di no. In ogni caso la gabbia chiusa a doppia mandata da Giorgio Napolitano non funzionerà più. Ciò può andare a favore di Renzi, soprattutto se non avrà alternative a destra, oppure può creare una nuova ondata di incertezza e instabilità, con il rischio che i mercati finanziari tornino ad attaccare il debito italiano.