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LEGGE DI STABILITA'/ Tasse e tagli, così il Governo "fa fuori" la sussidiarietà

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

A differenza di quanto Renzi continua a sostenere, nel giudizio che la Commissione europea ha espresso rispetto alle Leggi finanziarie 2015 dei paesi membri, l’Italia risulta essere tra i sette che “rischiano di non rispettare i parametri sanciti dal patto di stabilità e crescita”. La Commissione ci invita quindi a prendere le misure necessarie per scongiurare questo pericolo. Sempre secondo l’organo esecutivo dell’Unione europea “l’Italia ha fatto alcuni progressi per quanto concerne la parte strutturale delle raccomandazioni fiscali emanate dal Consiglio nel contesto del semestre europeo, ma deve compiere ulteriori progressi. In questo contesto, politiche volte ad incoraggiare la crescita, tenendo sotto stretto controllo la spesa primaria e incrementando l’efficienza della spesa pubblica contribuirebbero a far cadere in maniera consistente il debito pubblico nei prossimi anni”. Il prossimo esame per il nostro paese è previsto a marzo, quando si farà il punto sullo stato dell’arte delle riforme annunciate da Padoan.

Anche Manfred Weber, Capogruppo del PPE al Parlamento europeo, non ha usato giri di parole: "la decisione della Commissione europea non deve essere male interpretata,"ha avvertito Weber, evidenziando che per Francia e Italia, verso cui l'Ue "si è dimostrata molto paziente" questa è "l'ultima possibilità di correggere il loro percorso, optando per una politica di consolidamento. Ma se questi paesi non colgono questa opportunità il tempo della pazienza sarà finito".

Il ddl stabilità 2015 è connesso in maniera strettissima alla nostra possibilità di tornare competitivi in tempi brevi e deve sposarsi totalmente con le opinioni pubblicate dalla commissione europea. Al momento sembra soltanto aver peggiorato le condizioni di alcuni soggetti fondamentali per la nostra ripresa economica. Torneremo competitivi solo se verrà seguita una logica di sussidiarietà che all’esame dei fatti non sembra essere minimamente presa in considerazione. Un attento esame del documento ci fa vedere come vengano pesantemente penalizzati sia i comuni che i corpi intermedi, cioè sia la dimensione verticale che quella orizzontale della sussidiarietà.

Il ddl Stabilità 2015 e l’attuazione della “armonizzazione dei bilanci” (d.lgs. 126/2014) comportano un effetto combinato di riduzione delle risorse correnti comunali sul 2015 per oltre 3,7 miliardi di euro; i Comuni rappresentano solo il 7,6 per cento della spesa pubblica totale, e quindi il controllo dei conti dovrebbe essere esercitato sui settori che rappresentano il peso più rilevante della spesa pubblica, in primo luogo le amministrazioni centrali dello Stato (per esempio: gli Enti di previdenza rappresentano il 39 per cento; lo Stato il 29,9 per cento); dal 2009 al 2012 i tagli centrali hanno registrato un’incidenza sulla spesa primaria dei Comuni pari al 14,3 per cento, mentre su quella statale solo del 12 per centro (Fonte: rapporto Copaff). 


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COMMENTI
29/11/2014 - Una domanda forte per Mauro (Giuseppe Crippa)

Apprendo da Mauro e Forte che il ogni comune l’anno prossimo avrà a disposizione circa 60 Euro in meno per ogni cittadino. Mi auguro almeno che il mio comune non intenda recuperare da me questi 60 Euro (da destinare in primo luogo allo stipendio di un suo dipendente e soltanto dopo ad un mio concittadino bisognoso) con la tassazione della prima casa o con una multa in più. Apprendo anche che le Fondazioni sono soggette ad aumenti di tasse “oggettivamente insostenibili”. Anche le mie rendite finanziarie sono soggette alle stesse identiche tasse che però nessuno definisce in questo modo. Forse perché le mie rendite sono destinate a normali bisogni famigliari e non alla ricerca ed alla cultura?