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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Così il petrolio fa tremare gli Usa

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Di più, «nel 2016 quando l’Opec avrà completato il suo obiettivo di ripulire il mercato marginale americano, il prezzo del petrolio comincerà a risalire. Il boom dello shale è l’esatta replica del boom dei titoli dot.com, terminato in una bolla poi esplosa. I grandi players resteranno, i più deboli scompariranno. Al momento i produttori Usa stanno sopravvivendo perché sono riusciti a fare hedging sui prezzi che ottengono per il loro petrolio a quota 90 dollari il barile ma quando quei contratti finiranno, la vita per loro diventerà molto più dura». Inoltre, «l’industria petrolifera russa è meno esposta a un crollo del prezzo, perché le compagnie sono protette da costi inferiori e il calo del rublo tampona l’impatto dei prezzi in calo in termini di valuta locale. Il colpo peggiore di questa decisione è verso il mercato americano».

E non pensate che sia propaganda, ce lo dimostrano i due grafici a fondo pagina che ci spiegano, da un lato, come il ciclo del break-even per lo shale gas sia già oltre la metà e che quindi necessita di un aumento dei prezzi e, dall’altro, come già oggi alcuni degli impianti di trivellazione Usa siano sotto pressione per i costi di produzione che non riescono a fare offsetting con quello del barile a livello di break-even. E ce lo conferma anche Daniel Dicker, presidente della MercBloc Wealth Management Solutions, un uomo con 25 anni di esperienza al Nymex di New York dove trattava proprio contratti sul petrolio: «Tutti quanti stanno provando a impressionare il mercato con la loro abilità a gestire il prezzo del petrolio a 80 dollari, ma la maggior parte di loro sta vendendo solo fumo. La rivoluzione dello shale non funziona a 80 dollari, punto». E già ieri, siamo andati sotto i 70 dollari, esattamente a un minimo intraday di 67,75 dollari, un downside da panico ma con un forte appeal psicologico.

C’è poi un altro aspetto che potrebbe colpire l’America, ovvero l’impatto di questa decisione sul mercato del credito. Stando a proiezioni di Deutsche Bank, infatti, riguardo quale sia il cosiddetto “tipping point” per aziende molto esposte alla leva in termini di prezzo del petrolio, la faccenda potrebbe diventare davvero pericolosa se si arrivasse a un calo di ulteriori 10-15 dollari al barile, poiché si potrebbe arrivare a «ristrutturazioni per un terzo delle aziende energetiche con rating molto basso, dato che implica un tasso di default del 15% su tutto il comparto energetico ad alto rendimento Usa e un contributo netto di un aumento del 2,5% dei default sulla platea più ampia del mercato ad alto rendimento statunitense in generale. Uno shock sui prezzi di quella magnitudo, se si materializzasse, potrebbe essere sufficiente a innescare un default ad ampio raggio sul mercato dell’high yield statunitense». Tesi confermata anche da Neil Beveridge, analista senior alla Sanford C- Bernstein, che parla chiaramente di rischio bancarotta per alcuni players Usa: «La produzione resta molto forte in Nord America, ma ricordiamoci che se spostiamo l’attenzione sulla situazione debitoria di molte compagnie, ci troveremo di fronte molto debito problematico. Un prezzo come 68 dollari al barile non è economico per un sacco di impianti, gli spread su cds e rendimenti obbligazionari su molto di quel debito stanno salendo molto in fretta e questo perché con livelli di prezzo simili sicuramente vedremo andare alcuni produttori in bancarotta».

A partire dal 2011 le aziende energetiche hanno investito qualcosa come 1,5 triliardi di dollari per dar vita alle proprie operazioni sullo shale e questo ha comportato un forte indebitamento, stando a dati della Alliance Bernstein, il cui portfolio manager Ivan Rudolph-Shabinsky ritiene che «le compagnie impegnate nell’esplorazione e produzione - le cosiddette “operazioni upstream” - sono vulnerabili perché hanno investito troppo capitale per la produzione, visto che il fracking ha aiutato un aumento della capacità ma lo sviluppo della produzione e i suoi costi sono difficilmente tamponabili, soprattutto ora con prezzi così bassi al barile».