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Economia e Finanza

SPILLO/ Il "colpo di stato" sulla villa del Cnel

Villa Lubin (Immagine d'archivio)Villa Lubin (Immagine d'archivio)

L’innominato (o innominabile) uom possente pare abbia giocato in destrezza tutti i contendenti. E sembra che abbia fretta (alcune male lingue affermano che teme le maledizioni avute da contendenti per la Villa, nonché da numerosi altri, colleghi o persone con cui ha avuto a che fare negli ultimi anni). Inoltre, i tempi delle riforme pare si allunghino, con il rischio che non potrebbe mostrarla a parenti e amici venuti anche dalla campagna, specialmente se verrà attuato il piano del suo management di attribuirlo ad altra funzione.

Spunta, quindi, l’art. 25, comma 2, del ddl di stabilità, all’esame della Camera. A Palazzo Chigi dicono di non saperne nulla, ma da Bruxelles giungono segnali di nuova procedura di infrazione. La norma prevede che il Cnel verrà reso inoperativo vietando spese per i suoi organi (Assemblea e Commissioni), circa un milione l’anno, ma mantenendo quelle per la manutenzione della Villa (2,5 milioni l’anno) e per la struttura amministrativa e chi la dirige (8-9 milioni l’anno). Da mandarinato si passerebbe una satrapia dove un’ottantina di persone verrebbero lussuosamente retribuite per non fare alcun lavoro (non potendo avere indirizzo e guida). Ma presidiando la Villa per chi tanto la agogna.

Due giudici della Corte Costituzionale, interpellati informalmente, parlano di “micro colpo di stato” per effettuare “uno spreco di stato”. Se Theodor Adorno fosse vivo avrebbe incluso questa vicenda, più grottesca che comica, nelle sue Minima Immoralia.

Matteo, ti hanno tirato una buccia di banana. Occhio!

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