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Economia e Finanza

FINANZA/ I numeri che fanno "vergognare" (e ragionare) la Germania

Wolfgang Schauble (Infophoto)Wolfgang Schauble (Infophoto)

Politici dell’acume di Schäuble conoscono bene questi dati, come sanno perfettamente che gli squilibri demografici del Paese sono fortemente disfunzionali al mantenimento dell’attuale tenore di vita. O che la tanto decantata produttività del lavoro è, da qualche tempo, stagnante e solo il vero e proprio “dumping” salariale degli ultimi anni ha consentito l’ancora significativo surplus commerciale. A spese però della domanda interna e dei lavoratori che hanno visto i loro salari reali fermi al palo ed identici a quelli del 1999.

Naturalmente la Germania è la Germania e non è l’Italia e neanche la Francia, ma deve applicarsi alle classi dirigenti tedesche una presunzione di intelligenza delle cose. Al netto delle gigantesche responsabilità dei singoli paesi, e in particolare dell’Italia, il problema è che il mondo negli ultimi vent’anni è maledettamente cambiato e il continente europeo non se n’è accorto mentre si baloccava con la sua moneta senza Stato. Una cosa emerge però sicura. L’euro, pensato da Kohl e Fisher come un porto intermedio allo Stato federale europeo, ha allontanato in mare aperto la nave. Amplifica la crisi e i suoi effetti, scava vecchie trincee tra i popoli e così com’è rischia di affondare presto.

The Economist, in un suo recente editoriale, “Il più grade problema economico del pianeta”, scrive che l’Eurozona sta per ammalarsi di deflazione ed è “sull’orlo della terza recessione in sei anni. Aggiunge: “Con il debito di Italia e Grecia che continuerà a crescere, gli investitori si spaventeranno, i politici populisti guadagneranno terreno e - più prima che poi - l’euro collasserà”. “Più prima che poi”.

E in effetti piani di evacuazione ordinata della nave in Germania sono ormai programmi politici. Quelli dell’Afd (Alternative für Deutschland), l’opposto dei fenomeni da baraccone italiani delle falangi anti-euro. Un partito le cui menti sono accademici di primo piano, fiancheggiati dalle lucide tesi di Otmar Issing, l’ex capo economista Bce e di Allan Meltzer, 86 anni, noto economista bostoniano, consigliere di Ronald Reagan e presidente uscente della Mont Pelerin Society, un esclusivo club internazionale di personalità liberali. La terapia indicata è una “Germanexit”, ma insieme a un nucleo di nazioni “forti” ed economicamente omogenee così da lasciare la vecchia barca dell’euro agli Stati più in difficoltà che a questo punto potrebbe continuare a galleggiare attraverso una svalutazione meno traumatica della moneta rispetto al nuovo euro. Una svalutazione, come è sempre accaduto in passato a paesi come il nostro, che evita agli Stati in deficit di competitività di passare per l’attuale dolorosa fase di deflazione interna (attraverso i salari), e al contempo ne eviterebbe il certo default per il gigantesco debito, conseguente l’abbandono unilaterale della moneta unica con la svalutazione degli attivi, laddove i debiti in valuta pregiata diverrebbero montagne e le proprie banche un cimitero di fallimenti. In fondo la nota idea dell’Europa a due velocità che frettolosamente era stata impacchettata in una moneta che fingeva di annullare le sottostanti diversità di struttura, ma che lascia aperta la possibilità di una futura riunione.

Quando però tale progetto, circolato sul tavolo di molte cancellerie europee, è stato illustrato a Schäuble questo avrebbe sibilato: “E la Francia?”. Già, la Francia. A pieno titolo, quanto ai fondamentali economici, nel club med, e bisognosa quanto l’Italia di un riequilibrio con la Germania che passi da un processo svalutativo, ma quanto ai fondamentali politici Paese indissolubilmente legato alla Germania che mai accetterebbe un giro in Serie B. Non deve poi aver convinto granché l’accorto ministro della Merkel, l’idea di offrire ai più temibili concorrenti delle imprese tedesche (italiani in testa, seconda potenza esportatrice in Europa, ma anche francesi e spagnoli) un formidabile vantaggio competitivo in tempi così grami per tutti.