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FINANZA/ I numeri che fanno "vergognare" (e ragionare) la Germania

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Wolfgang Schauble (Infophoto)  Wolfgang Schauble (Infophoto)

Il piano ha in ultimo un tratto essenziale che lo rende sì buono alla bisogna, se le cose dovessero precipitare, ma che tende a perpetuare lo stesso errore dell’euro “uno” e delle aree monetarie ottimali che esistono solo nel nirvana di alcuni economisti. Nessuno storico ha mai visto prosperare monete senza Stato e senza un bilancio federale con funzioni perequative e anti-cicliche. L’idea di lasciare al caso la fortuita convergenza del ciclo economico di aree differenti (sebbene più omogenee) senza un’unione fiscale e una banca centrale che funga da prestatore di ultima istanza dovrebbe aver già fatto sufficienti danni per essere abbandonata.

Per questo quando Herr Schäuble dice che “l’Europa deve urgentemente cambiare i trattati, almeno per l’Eurozona, e serve un rafforzamento della governance economica con un ministro delle Finanze per i 18”, dovrebbe essere preso molto sul serio. E sarebbe interesse italiano farlo, piuttosto che inseguire assi del sud che chiedono, velleitariamente, politiche di bilancio espansive senza un quadro o almeno una prospettiva federale su cui fondarle che la Germania continuerà a rigettare. Molto meglio sfidarla piuttosto sul suo terreno e andare a vedere le carte di Schäuble. Presto. Molto presto. Prima che l’euro, tenuto in coma farmacologico da Draghi e dall’enorme liquidità iniettata dalle banche centrali, sia dichiarato in coma irreversibile. Si spacchetti in due e si ricominci da capo in un “eterno ritorno”. 



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