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IDEE/ La “svolta” delle imprese per lasciare la crisi alle spalle

Pubblicazione:domenica 9 novembre 2014

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Cosa debbono fare le imprese per mantenere il mercato in equilibrio dinamico? Tenere elevato il livello di produttività nella gestione dei fattori. Quando questo si compie si produce di più e meglio. Quando poi viene dato a Cesare quel ch’è di Cesare, attraverso un’adeguata allocazione delle risorse di ricchezza generate tra tutti gli agenti economici, si porta al mercato il prodotto; percepito come valore e acquistato, remunera i fattori. Tutto bene.

Quando invece si chiude il cerchio del sistema produttivo, che da lineare aperto si fa circolare e continuo ma non adeguatamente lubrificato, quando insomma le risorse economiche, generate dall’aumento della produttività, vengono allocate in maniera sghemba e il moto s’inceppa, gli equilibri saltano. Di male in peggio se le imprese, nel bel mezzo della crisi, tra opzioni di buyback, chiudere la cassa e non abbeverarsi di credito, mostrano di aver sposato la renitenza a investire, altro che migliorare la produttività.

Già, proprio quella produttività che, passata al vaglio di chi fa la spesa, viene rispedita al mittente. Sì, perché seppur forgiata nei processi e trasferita nei prodotti, alla verifica del valore: sdong, s’affloscia! Già quando più di 120 milioni di persone nell’Unione europea sono a rischio povertà o esclusione sociale (lo fa sapere l’Eurostat: la percentuale di persone a rischio povertà o esclusione sociale nel 2013 risulta pari al 24,5%), ovvero 1 persona su 4 non si spende, macché valore d’Egitto! Quando poi, per i restanti tre quarti, quelli satolli - magari pure in sovrappeso - vestiti alla moda che passa di moda - a bordo di un Suv per andare di qua e di là, quel valore vale meno: s’affloscia appunto.

Se c’è poi chi pensa di poter sostenere la produttività delle merci ed estrarne valore, utilizzando fino allo stress marketing e pubblicità, con la crisi dovrà rifare i conti e a conti fatti scorgere che… che il valore non sta nella merce, sta invece negli occhi di chi la guarda, nel tatto di chi la tocca, di chi l’ascolta e l’annusa. Di chi la valuta insomma, poi magari la vuole, sempre che possa acquistarla. Già, possa. Altrimenti tutta quella produttività, messa addosso alla merce, te la sbatti!


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