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SPY FINANZA/ Così petrolio e dollaro spaventano i mercati

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C’è poi un’ultima variabile cui fare attenzione, sempre in relazione al prezzo del petrolio. La riduzione della liquidità sui mercati a causa del mancato riciclo da petroldollaro non va affatto sottostimata perché le implicazioni potrebbero essere tanto silenziose quanto letali. Questo perché i paesi esportatori non investono tutto il loro introito da export, ma ne trattengono una parte considerevole, creando dei fondi di surplus che ritornano nei depositi bancari, garantendo così liquidità al mercato dei prestiti esattamente come fanno con i mercati finanziari e altri assets. Inoltre, questo capitale è servito a finanziare il debito dei paesi importatori, aiutando ad aumentare a livello generale la crescita tanto quanto le condizioni di liquidità dei mercati finanziari. Solo l’anno scorso i flussi di capitale dai paesi esportatori di energia ammontavano a 812 miliardi di dollari, 109 miliardi dei quali prendevano forma di portfolio di capitale finanziario, altri 177 si sostanziavano in investimenti diretti in equity e 527 miliardi in altre forme di allocazione di capitale, metà dei quali si sono trasformati in depositi bancari e quindi poi in prestiti al mercato.

Dietro la scelta dell’Opec, quindi, c’è molto più che una decisione legata alla produzione: attenti al combinato tra ritiro della liquidità della Fed e sparizione del riciclo del petroldollaro, potrebbe farci veramente male viste le reali condizioni macro dell’economia globale. Non sperate nel Giappone, mentre per quanto riguarda la Bce non perdo nemmeno tempo a mettervi in guardia.

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