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DIETRO IL GOVERNO/ Renzi-Padoan, divisi da un 3%

Il famoso parametro del 3% del deficit sul Pil sta creando scompiglio non solo in Europa, ma anche in Italia. In particolare nel Governo. JUANFRAN VALERON ci spiega perché

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il famoso parametro del 3% del deficit sul Pil sta creando scompiglio non solo in Europa, ma anche in Italia. Matteo Renzi non è nuovo a retromarce e inversioni a U, ma, approfittando delle ben note “amnesie” degli italiani, lui e il suo governo riescono a dire tutto e il contrario di tutto nell’arco di poco tempo.

Andiamo con ordine. Marzo 2014: al suo primo Consiglio europeo, il Premier, che ha ottenuto l’incarico da poco meno di un mese, spiega che il parametro europeo del 3% è “oggettivamente anacronistico”. In molti pensano che finalmente un importante Paese dell’Eurozona sia pronto a sfidare uno dei grandi tabù teutonici, forte anche del suo ruolo di terza economia dell’Ue.

Non è così, perché, proprio prima di assumere la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, Renzi chiarisce che l’Italia non chiederà di “violare la regola 3%” (aggiungendo, “a differenza di quello che fece la Germania in passato”). Tuttavia nell’occasione il Premier ha l’idea di richiedere, per quei paesi che si impegnano a fare riforme, “flessibilità”, termine che per diverse settimane porta esperti e opinionisti a interrogarsi sul suo reale significato. Si vuol ottenere un piccolo sforamento in cambio di importanti cambiamenti? Il “rebus” dura poco, perché dalla Commissione europea arriva un no di fatto a qualsiasi sforamento. Il neo presidente Jean-Claude Juncker fa solo intravvedere la possibilità che i contributi degli stati al piano europeo di investimenti (21 miliardi che chissà come diventano 300 e passa) non vengano conteggiati nel deficit e nel debito pubblico.

Qualcuno però non ci sta e decide di sforare il “sacro 3%”: siamo ai primi di ottobre e la Francia (dopo che a fine agosto si era aperta una crisi di Governo a causa delle dichiarazioni anti-austerity del ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg), nel presentare la sua Legge di stabilità, annuncia un deficit al 4,4% del Pil nel 2015 (e del 3,8% nel 2016). Renzi ne approfitta per dare tutto il suo appoggio a Parigi, criticata da Berlino. Salvo poi specificare che “rispetteremo il 3%”. Dopo qualche giorno, però, alla Cnn, il Premier italiano dichiara che “il 3% è un parametro del passato”.