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SPY FINANZA/ Voto e Troika, la Grecia "terrorizza" i mercati

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Detto questo, Syriza resta sempre un’incognita e nuovi dubbi sulla Grecia potrebbero rimettere in moto una fase di turbolenza sui mercati, tanto che ieri il rendimento del decennale ellenico è salito all’8,071%, nulla a che vedere con il 30% di balzo registrato durante i picchi della crisi all’inizio del 2012, ma giova ricordare che solo a settembre lo stesso yield era al 5,5%. E i segnali non mancano di rinnovata tensione: Torgeir Hoein, portfolio manager alla Skagen Funds, fondo norvegese che sovraintende ad assets per circa 17,5 miliardi di dollari, deteneva bond greci per un 5% del totale fino a due settimane fa, quando di ritorno da un viaggio ad Atene ha deciso di liquidare tutto: «Eviterò assolutamente la Grecia fino a quando le nebbie non si saranno diradate. Non penso che l’eventuale, probabile vittoria di Syriza porterà all’uscita della Grecia dall’Ue, ma certamente ci saranno negoziati molto, molto duri. Potrei guardare a un punto di rientro nel mercato greco in futuro ma non certo oggi».

Per l’analista di Deutsche Bank, George Saravelos, «la politica greca ha rigettato i mercati in un periodo di elevato rischio di credito da qui a fine anno. La combinazione di un’alta incertezza elettorale e la mancanza di un backstop finanziario ufficiale non farà alto che porre pressione sul debito sovrano». Per Philip Lawlor, capo investimento alla Smith&Williamson, uomo che gestisce assets per 24 miliardi di dollari, le ripercussioni greche possono andare a scuotere nuovamente l’intera eurozona: «L’ultima cosa di cui la zona euro ha bisogno in questo momento sono le elezioni anticipate in Grecia, con la più che probabile vittoria di Syriza. Diciamo che l’Europa in questo momento è un’area molto colpita dalla siccità, con l’aggravante di continui deterioramenti economici. Basta davvero un mozzicone di sigaretta per far prendere fuoco a tutto».

E che il rischio sia tutt’altro che peregrino lo ha dimostrato ieri l’atteggiamento dei ministri dell’eurozona, i quali - solitamente in disaccordo su tutto e sempre bisognosi di vertici fiume per prendere una decisione, fosse anche se bere tè o caffè - hanno concesso in quattro e quattro otto un’estensione di due mesi al programma di salvataggio di Atene, proprio perché preoccupati delle stabilità finanziaria del Paese dovuta a incertezze politiche da qui a febbraio. Rispondendo alla richiesta formale avanzata dal governo ellenico alla Troika, Jeroen Dijsselbloem, capo dell’Eurogruppo, hanno pressoché posto la propria garanzia sull’operazione, facendo notare come la Troika stessa abbia bisogno di più tempo per studiare le finanze greche e decidere la fine del programma di salvataggio e l’apertura della nuova linea di credito, la stessa a suo tempo rifiutata dall’Irlanda: «Al momento attuale non ci sono abbastanza basi di valutazione per concludere la review delle finanze pubbliche entro la fine dell’anno, quindi l’Eurogruppo sarebbe favorevole alla concessione di un’estensione tecnica di due mesi alla Grecia».


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