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SPY FINANZA/ Voto e Troika, la Grecia "terrorizza" i mercati

Pubblicazione:mercoledì 10 dicembre 2014

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E stiamo parlando di un Paese che intenderebbe tornare sui mercati internazionali di finanziamento proprio all’inizio del prossimo anno, dopo due programmi di salvataggio costati qualcosa come 240 miliardi di euro per salvare, di fatto, solo le banche tedesche e francesi, all’epoca imbottite in maniera esorbitante di titoli di Stato ellenici: soltanto nel mese di ottobre, quando il governo avanzò l’ipotesi di liberarsi da qualsiasi supervisione finanziaria esterna, il rendimento del decennale cominciò di nuovo a salire, sintomo dell’assoluta mancanza di fiducia dei mercati verso l’esecutivo e le sue politiche fiscali. L’alternativa è quella di una cosiddetta linea di credito back-up, ovvero un fondo garantito dall’eurozona cui Atene può fare ricorso in caso di rinnovata emergenza, ma in questo caso è la Troika ad aver messo un freno, poiché temendo un buco di bilancio da 2 miliardi finora occultato dal governo, ha chiesto allo stesso più informazioni sulla riforma del sistema pensionistico prima di garantire la misura di salvataggio.

Insomma, come vi dicevo, bentornati nel 2012. E attenzione, perché per la prima volta dal salvataggio stiamo assistendo a un’inversione della curva dei rendimenti, come ci mostra il grafico a fondo pagina, ovvero lo yield a tre anni prezza più di quello a dieci anni, esattamente l’8,321% e con un aumento intraday di addirittura 183 punti base, un pessimo segnale che ci dice una cosa sola: essendo il decennale per la gran parte detenuto dalla Bce come collaterale per i soldi facili che hanno gonfiato il mercato azionario greco finora, la parte più a breve scadenza è in mano al mercato, a quei traders che da ieri disperatamente cercano di disfarsi di quella carta da parati finalmente tornata tale dopo le ubriacature da ripresa in atto degli ultimi mesi.

E pensare che era solo il 14 novembre, un mese fa, quando il Corriere della Sera e tutti gli altri grandi organi di stampa ci vendevano il fatto che da Eurostat arrivava la conferma di come la Grecia fosse uscita dalla recessione, dopo sei anni durissimi che hanno fiaccato Atene. I numeri del terzo trimestre - sia pure provvisori - mostravano che l’economia del Paese è cresciuta dello 0,7%, dato positivo che si aggiunge a un +0,8% registrato nel primo trimestre e a uno +0,3% nel secondo trimestre, secondo il nuovo sistema di misurazione dell’economia adottato per la prima volta dall’istituto greco di statistica Elstat che ha rivisto la serie storica fin dal primo trimestre del 1995. Balle, solo balle certificate dall’Eurostat, come vi ho detto e dimostrato fin dal primo giorno: in sei anni di recessione il Pil greco si è contratto di circa il 25% e il tessuto economico e di welfare è devastato come dopo una guerra, l’unica cosa che ha funzionato è stato il carry-trade e le prezzature gonfiate alla Borsa di Atene, cannibalizzata da investitori esteri che hanno già realizzato e ora stanno tornando a casa con le tasche piene di euro facili. I danni, come al solito, toccherà pagarli ai cittadini greci in termini di tenore di vita e ai contribuenti europei attraverso nuovi esborsi per i fondi di salvataggio.

 


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