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SPY FINANZA/ La bolla nascosta nel crollo del petrolio

Pubblicazione:giovedì 11 dicembre 2014

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Di più, i cambiamenti rivoluzionari in atto nell’industria energetica mondiale schianteranno al ribasso anche il prezzo del gas naturale liquefatto, creando una sorta di cap per i prezzi destinato a durare anni e offrendo all’Europa fonti di approvvigionamento del gas più convenienti delle attuali. Per Francisco Blanch, capo del dipartimento commodities della banca Usa, «l’Opec si è di fatto dissolta dopo non essere riuscita a stabilizzare i prezzi alla scorsa riunione. Le conseguenze di questo saranno profonde e di lunga durata». Per Blanch, «d’ora in poi sarà il libero mercato a determinare i prezzi, aprendo le porte a un’era di selvaggi e repentini sbalzi e trading disordinato di cui beneficeranno solo gli Stati produttori del Medio Oriente con riserve ampie come l’Arabia Saudita, mentre i membri periferici come Nigeria e Venezuela saranno lasciati al loro destino».

Anche per Bank of America il settore dello shale sta già patendo, visto che il 15% dei produttori Usa stanno perdendo soldi al prezzo attuale del barile, mentre se si scenderà sotto quota 55 dollari sarà addirittura la metà ad andare sott’acqua, per primi gli operatori nel dipartimento del Permian, quello con costi maggiori e che potrebbero per primi tagliare la produzione. Vero? Falso? Difficile dirlo, visti gli interessi in gioco e il fatto che la rivale storica di Bank of America, ovvero Citigroup, da settimane pubblica report nei quali si dice certa che il settore dello shale gas può reggere anche un punto di break-even vicino ai 40 dollari, soprattutto grazie alle copertura di hedging fatte attraverso il mercato futures e valide per la gran parte dei casi per tutto il 2015. Per BofA, invece, ci vorranno sei mesi per far sparire dal mercato l’eccesso di un milione di barile al giorno - portando come conseguenza appunto il prezzo in area 50 dollari - e questo perché sia domanda che offerta non sono elastiche nel breve termine: questo, di fatto, dovrebbe creare i presupposti per una nuova carenza e concretizzarsi in un rimbalzo in area 85-90 dollari al barile nella seconda metà del prossimo anno.

Sempre nel report si evidenzia come il crollo del prezzo del petrolio equivarrebbe a uno stimolo da 1 triliardo di dollari per l’economia globale, praticamente un taglio delle tasse da 730 miliardi di dollari per il prossimo anno, anche se gli effetti di questo sviluppo sono complessi, con vincitori e vinti. Perché, si fa notare, se il calo dovesse proseguire potrebbe tramutarsi in qualcosa di negativo poiché innescherebbe crisi finanziarie sistemiche nel paesi produttori. E poi, ciò che vi dicevo la scorsa settimana, ovvero il rischio di un drenaggio della liquidità: per Barnaby Martin, capo dipartimento europeo della banca, «i mercati mondiali degli assets potrebbero dover affrontare uno stress test dopo la decisione della Fed di ritirare il programma di stimolo. La nostra più grossa preoccupazione è proprio la fine del ciclo della liquidità, poiché la Fed è pronta ad alzare i tassi e ciò che dal 2009 a oggi è stata ricerca del rendimento potrebbe tramutarsi in qualcosa di diametralmente opposto».

Questo anche perché, stando a calcoli di BofA, un Qe composito di Giappone ed Europa coprirebbe comunque soltanto il 35% dello stimolo globale perso dopo il “taper” della Fed, creando un pericoloso iato per i mercati, tanto più che gli effetti della fine del Qe statunitense devono ancora sostanziarsi, essendoci in circolo ancora liquidità residua: «Pensiamo che, essendo improbabile che la Fed possa riattivare il Qe, la fase in cui stiamo entrando vedrà le cattive notizie tornare a essere tali e la volatilità destinata a crescere». Questo in un mondo dove il 56% del Pil globale e l’83% delle equities a flottaggio libero nelle Borse mondiali sono supportati attualmente da tassi a zero, praticamente un mondo di tossicodipendenti da stimoli delle banche centrali dove metà di tutti i bond governativi hanno rendimenti inferiori all’1% e 1,4 miliardi di persone stanno vivendo in un mondo a tassi negativi in un modo o nell’altro.


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