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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ I numeri che avvicinano lo "scoppio" dell'Ue

Sopravvivrà l’Eurozona al 2015? Non è una domanda retorica, vista la rapidità con cui si sta deteriorando il quadro economico dell’Ue. L’analisi di UGO BERTONE

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Sopravvivrà l’Eurozona al 2015? Non è una domanda retorica, vista la rapidità con cui si sta deteriorando il quadro economico, finanziario e politico della comunità che si raccoglie attorno alla Bce. Il bollettino diffuso ieri, una settimana dopo il direttorio della Bce che ha deluso i mercati con l’ennesimo rinvio del Quantitative easing europeo, registra:

A) Il flop annunciato della seconda operazione Tltro. Le banche dell’eurozona, 306 in tutto, hanno ritirato presso gli sportelli di Francoforte 129,84 miliardi di euro di fondi a quattro anni da destinare al rilancio del credito all’economia. Meglio, almeno all’apparenza degli 80 miliardi circa richiesti a settembre. Ma il progresso è solo apparente: il sistema ha assorbito nelle due operazioni solo 212,4 miliardi sui 400 a disposizione. Buona parte di questi fondi, poi, serviranno a saldare il conto del primo Ltro, in scadenza il prossimo marzo.

B) I prestiti destinati ad alimentare l’economia reale, insomma, si sono rivelati una mezza delusione. Per i più ottimisti è una buona notizia: a questo punto è caduto, infatti, uno degli argomenti sollevati dalla Bundesbank per rinviare il varo del Qe, cioè l’acquisto diretto di titoli di Stato sul mercato secondario, che ormai appare l’unica strada efficace per rilanciare il sistema. La banca centrale, grazie allo shopping di Btp, Bons e così via, libererà i bilanci bancari “costringendo” i banchieri a investire in altri assets. A vantaggio dell’economia reale che, se possibile, soffre sempre di più: la produzione industriale italiana (-0,1% a ottobre) va peggio del previsto. Ma non è un’eccezione: il dato è cresciuto di poco in Germania, ma è calato in Francia e Spagna anche più che in Italia, prolungando in questi paesi un trend sostanzialmente strisciante all’insegna della stagnazione.

C) In parallelo, non a caso, si intensifica il pressing da parte tedesca nei confronti di Italia e Francia, due crepe nell’ideologia del rigore di ispirazione teutonica. “È importante - scrive il Bollettino della Bce, fortemente legato alla Bundesbank - che l’Italia assicuri il pieno rispetto dei requisiti del Patto di stabilità e crescita per garantire la sostenibilità del debito e mantenere la fiducia dei mercati”. Un richiamo in linea con quanto sostenuto dalla Cancelliera Angela Merkel e ribadito dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, a caccia di uno straccio di credibilità dopo le continue rivelazioni di LuxLeaks sui patti fiscali conclusi con decine (anzi centinaia) di multinazionali. L’obiettivo, evidente, è dimostrare all’opinione pubblica tedesca che i fondamenti teorici del Fiscal compact non sono in discussione.

D) In questo contesto i rigoristi tedeschi fanno per ora quadrato contro il Qe, interpretato come una scorciatoia di Italia e Francia per evitare le riforme. Tre sono le obiezioni: 1) dal punto di vista economico il Qe servirebbe a poco perché i tassi sono già eccezionalmente bassi; 2) al netto dell’effetto petrolio che forse è transitorio, l’inflazione Ue è bassa ma sopra lo zero; 3) il Qe alimenterebbe bolle speculative su altri mercati, a partire dall’immobiliare. Obiezioni che, per la verità, non convincono perché: 1) la crisi non è nata dalle mancate riforme del mercato del lavoro, ma dal crollo della domanda; 2) l’effetto petrolio è destinato a durare almeno per tutto il 2015, con forti effetti sul tasso d’inflazione costantemente sopravvalutato in questi anni dalla Bce; 3) è vero che la politica monetaria non è tutto, anzi, lasciata da sola può comportare effetti collaterali spiacevoli, ma ciò non toglie che i banchieri, come ha sottolineato Mario Draghi, hanno il dovere di fare tutto il possibile, entro l’ambito dei propri poteri, per contrastare la deflazione.


COMMENTI
12/12/2014 - Pay op Qe (Alessandro d'Alessandro)

Ormai sembra il ritornello della danza della pioggia: "Vogliamo il QE! Vogliamo il QE!" Ma credo che neppure il QE risolverebbe i problemi dellEuropa. Il QE della Fed ha soltanto alimentato i corsi azionari, perché dovrebbe essere diverso il QE della BCE? Le aste TLTRO falliscono perché le banche europee non erogano credito a loro volta. Anche con una montagna di soldi a disposizione, le cose non cambierebbero. A mio avviso il vero QE deve venire da un calo generalizzato è rilevante della imposizione fiscale alle imprese. Solo cosí l'Europa potrà fare concorrenza ai produttori esteri e riprendere a correre. allora, per servire a qualcosa, il QE della BCE dovrebbe essere sottoposto alla condizione del calo delle tasse. Fantaeconomia? È ciò di cui abbiamo bisogno